martedì 18 giugno 2024

(Ri)Giriamo il sasso


Dove erano tutti i fanatici dei saluti romani, degli attacchi omofobi, delle discriminazioni razziali, dell'apologia del fascismo, della rievocazioe dei forni crematori, dell'uomo solo al comando, del duce che ha fatto anche cose buone? Dove erano tutte queste figure mentre una giovane democrazia volgeva lo sguardo verso un futuro difficile e impervio? Erano personaggi che vagavano nell'ombra per nascondere segreti, confondere le tracce, contraffare le prove. Erano persone che agivano al crepuscolo. Difficili da prendere: scaltri, veloci, iperprotetti da guarentigie politiche ed economiche. Ma oggi è diverso. Una pietra levigata scaldata dal sole e delavata dalla pioggia una volta girata mostra al mondo la sua vita sotterranea fatta di vermi, larve, lombrichi che si agitano e si dimenano. Ecco chi sono queste figure che oggi vogliono riprendersi la scena con gesti plateali, affermazioni aberranti, conclusioni senza capo né coda. Scaldati dal sole che non hanno mai visto e inebriati dalla luce a lungo negata rivendicano il diritto di dire la propria. Senza limiti, scavalcando il normale buon senso della storia, in spregio alla sofferenza di coloro che questo Paese hanno contribuito a costruire. Fino a quando qualcuno rivolterà la pietra che ha mostrato al mondo il verminaio e il mondo al contrario tornerà ad essere quello dove un popolo civile potrà pensare di essere in una comunità di giusti. 

martedì 11 giugno 2024

"Dove eravamo rimasti?"

Mimmo Lucano è stato eletto al Parlamento Europeo e tornerà nuovamente anche a fare il sindaco della sua Riace. E' un po' il "dove eravamo rimasti?" di Enzo Tortora tornato dopo anni di penoso e ingiusto supplizio a fare la sua amata televisione. Mimmo Lucano ha subito detto che molte persone non sono contente del suo ritorno e ha citato un nome, sopra a tutti: Matteo Salvini. Ha ricordato l'accanimento con il quale un certo mondo gli si è rivoltato contro, le accuse che gli sono state mosse, il discredito della sua persona e il disprezzo del suo lavoro. Ma stia tranquillo il neo eletto: nessuno lo accuserà più. Nessuno lo accuserà di essere un delinquente, un colluso con le organizzazioni dei trafficanti di uomini. Nessuno oserà più alzare un dito contro di lui perchè Mimmo Lucano è tornato agli onori del mondo. I vigliacchi attaccano quando la preda è debole. Quando arranchi dentro una fossa loro ti calpestano le mani, ma se fai tanto di uscirne sono pronti a scappare. Sentono l'odore del sangue e istigano il popolo alla lapidazione, ma non tirano una pietra. Inneggiano alla guerra santa contro il nemico, ma sono i primi a defilarsi. Protetti da una carica, una divisa o un supposto privilegio abusano dei propri poteri per procurare ulteriori sofferenze a chi già soffre. Come il secondino sadico del Miglio Verde, che alla fine verrà fagocitato dalla propria malvagità. Nessuno di questi procurerà più fastidio perchè l'unica cosa di cui hanno paura è il coraggio. Degli altri.

martedì 4 giugno 2024

L'ultimo caduto della Guerra

Uno degli episodi più toccanti della famosa serie televisiva "The Twilight Zone" andata in onda negli Stati Uniti a cavallo degli anni '50 e '60 è quello ambientato ai tempi della guerra di Secessione nel corso della quale l'esercito americano si scontrò in una sanguinosa serie di battaglie campali contro gli Stati Confederati del Sud intenzionati a non cedere alla pressione degli Stati del Nord principalmente per l'abolizione della schiavitù. Abramo Lincoln era il Presidente e la guerra fu infine vinta dall'esercito federale; la popolazione nera americana potè ufficialmente dirsi libera anche se sarebbe stato ancora necessario percorrere una lunga e tortuosa strada che sarebbe passata anche attraverso la morte del presidente Lincoln assassinato per mano di un fanatico. Ma andiamo all'episodio: una turba disperata di soldati di entrambi gli schieramenti passa ininterrottamente davanti ad una casa in stile coloniale che vide sicuramente tempi migliori e che deve adesso adattarsi allo sfacelo della guerra persa e alla malinconia delle sale, un tempo fastose e adesso vuote e silenziose.  Seduta su una sedia con aria affranta e in preda a febbri maligne sta una donna dalla bellezza sfiorita. Aspetta il marito partito per la guerra con l'esercito sudista. Partito e non ancora tornato. Lavinia aspetta, ma tutto assume un'aspetto spettrale. La folla di disperati cammina in silenzio trascinandosi cenciosa, zoppa e mutilata. Passa un soldato sudista. Si offre di fare compagnia alla donna che accetta solo perchè con la chitarra rievoca una canzone che le ricorda Jud, suo marito. Passa un soldato a cavallo. Ha la divisa del nemico. Lavinia gli spara, ma lo sparo non lo scalfisce neppure. Non ha volto, non ha corpo. Ormai è solo uno spirito diretto verso un dove che nessuno conosce. Arriva anche Jud, ma anche lui deve andare non può fermarsi. E' indifferente ai progetti che gli espone la moglie per ripristinare la casa, piantare i fiori, badare al raccolto. Deve andare. Lavinia non capisce. E' sconvolta. Si getta a terra chiamando Jud. Ormai sulla strada non passa più nessuno se non un uomo vestito di nero con un cappello a cilindro in testa. Tende una mano gentile e premurosa alla donna che si rialza e lo guarda. E' Abramo Lincoln, l'ultima vittima della guerra. Le sorride e con tenerezza le indica la strada invitandola a seguire il marito. Anche lei ha superato la paura che tanto spaventa gli uomini perchè "la morte, fine necessaria, verrà quando verrà".

The Twilight Zone (Ai Confini della Realtà) Stagione 3 Episodio 4 - The Passersby - Trasmesso negli USA il 6 Ottobre 1961

giovedì 30 maggio 2024

Do you laic?

Forse è bene che qualcuno spieghi a Giorgia Meloni che uno stato laico non è quel posto meraviglioso dove non solo la religione non influenza la vita civile, ma anche dove una  comunità che forma un Paese con le proprie idee, e convinzioni religiose è in grado di esprimerle e praticarle senza  ingerenenze o limitazioni. Tutte le religioni, nessuna esclusa. Tenuto conto però dei molti impedimenti che vengono posti in essere quando si tratta di concedere spazi per la preghiera e le liturgie musulmane, sembra che la laicità vada, è il caso di dirlo, a farsi benedire. 

L'invocazione beffarda di Meloni ai magistrati spronati a indagare sull'Imam di Torino suona male in un Paese che invoca la laicità dimenticandosi che l'opera della Magistratura è indipendente e non ascolta richiami o direttive da nessuno, tanto meno dalla politica. Un altro bello scivolone sulla laicità. 

La nostra premier invoca l'intervento della Magistratura sull'Imam per supposta propoganda jihadista avvenuta in occasione dell'occupazione dell'università di Torino. E' doveroso certamente nel caso in cui si approfittasse di una sede istituzionale per diffondere proclami violenti indagare i facinorosi, processarli e condannarli. Ma se si fosse trattato di un'opinione politica espressa da un una persona sentimentalmente vicina ad un popolo che sta subendo un assurdo martirio per accusare gli autori di questa sciagurata carneficina, allora, forse è meglio parlare di libera espressione di un'idea e non si può accusare una persona di terrorismo solo perchè parla arabo. 

La presidente del consiglio richiama i principi della reciprocità asserendo che gli islamici pretendono di fare proseliti "a casa nostra" e poi impongono di togliere il crocefisso dalle aule. A parte il fatto che il crocefisso andrebbe subito tolto da tutti i locali pubblici, non per imposizione altrui, ma per intelligenza e spirito laico dello Stato che deve evitare tutto quanto può essere divisivo. Come capita spesso con l'avvento del populismo al potere si tende spesso (e malignamente) a confondere fede e tradizione. Il simbolo della cristianità appeso ad un muro come la pizza e il parmigiano e guai a chi ce li toglie. 

La nostra premier dovrebbe fare molta attenzione prima di lanciare strali contro gli esponenti di altre religioni, in primis musulmani, trincerandosi dietro le supposte attività di terrorismo o di radicalizzazione di giovani universitari. Il processo di integrazione del nostro Paese, è lungo e complesso, ma soprattutto delicato e la consapevolezza che centinaia di migliaia di uomini e donne di buona volontà lavorano quotidianamente per formare gli italiani di domani dovrebbe fare pensare prima di parlare. 

giovedì 9 maggio 2024

L' America in bianco e bianco


"Gli italiani sono solo quelli con la pelle bianca", ha dichiarato quel tale che dismessa la divisa da militare si sta prodigando per raccogliere consensi e portare le sue belle idee nel cuore dell'Europa. "Quelli che hanno la pelle nera li rispetto, ma non sono italiani" ha rintuzzato il generale, giusto per ribadire il concetto. Peccato perchè il vero punto della questione non è la nazionalità concessa per supposte virtù cromatiche, ma un senso più alto di "nazione" (in questo caso si può dire) che abbia solidi presupposti di apertura e disponibilità nei confronti di chi, venedo da fuori, ci porta diversità di vedute, ovvero ricchezza culturale. Sicuramente Vannacci non è il primo a vedere con una scala cromatica ridotta la società in cui vive. Gli Stati Uniti degli anni '50 nel periodo del boom economico seguito al dopoguerra sognavano ancora una società di soli bianchi, possibilmente biondi, protestanti e di origini anglosassoni. I neri semplicemente non esistevano; gli era preclusa ogni presenza nei quadretti idilliaci che rappresentavano il più alto standard di vita dell'occidente. Le prove schiaccianti sono le pubblicità che campeggiavano sui giornali e sulle riviste rivolte alla classe media americana alla ricerca dei simboli del benessere: automobili, elettrodomestici, viaggi. Non c'è una faccia nera, non una. Solo bianchi, belli, sani e felici. Li trovi su lucenti automobili cariche di cromature, soddisfatti davanti all'apertura di un frigorifero pieno di prelibatezze e estasiati durante il decollo dell'aereo che li porterà in Florida per le vacanze di Natale. Non si considera che all'autolavaggio che ha reso brillante la macchina nuova ci lavori un ragazzo di colore, che il latte, la birra che riempiono il frigorifero siano stati consegnati da un fattorino nero e che l'addetto ai bagagli dell'aeroporto di partenza sia un uomo con la pelle nera che in vita sua ha fatto solo lavori di fatica. Eppure c'era già stato Lincoln, l'esercito sudista e schiavista era stato battuto, i soldati afroamericani avevano combattuto in Europa, erano sbarcati in Normandia per liberarci dalle dittature. Ma questo non sembrava interessare a chi insisteva in una rappresentazione di un'America mono razza, mono colore, mono religiosa. Bisognerà aspettare la fine degli anni '60 per vedere finalmente su una pubblicità una famiglia di neri che sceglie un'automobile in una concessionaria. Nel frattempo avevano anche ammazzato un leader afroamericano e un probabile presidente che si batteva per i pari diritti di tutte le minoranze. Poi, molto dopo, è arrivato Vannacci che ci crede veramente, ma soprattutto ciecamente considerato che il mondo, anche quello delle pubblicità specchio dei tempi, è rappresentato con tutti i colori del mondo. 


giovedì 18 aprile 2024

La forza della reazione

Dice bene il giudice Gherardo Colombo nel suo podcast "lo Stato parallelo" (lo trovate su Rai Play Sound) dove racconta il suo operato di procuratore alla ricerca delle trame legate alla loggia P2: ogni qual volta arrivano ondate di progresso sociale e civile, ovvero quando uno dei precetti fondamentali della nostra Costituzione viene attuato, la reazione interviene con azioni rivolte a diminuirne gli effetti. Così è stato agli inizi degli anni '70 con le conquiste dello Statuto dei Lavoratori, i movimenti operai e sindacali. l'affermazione del divorzio e la legge sull'aborto. Tutto il resto del decennio è stato un susseguirsi di attentati, stragi e omicidi che non sempre possono essere spiegati con il terrorismo e gli anni di piombo. Le trame nascoste dallo Stato erano all'opera per cercare di eliminare le conquiste della democrazia. La forza della "Reazione", molto bene espressa dalla loggia P2 e da buona parte dei suoi appartenenti, era all'opera con l'intento primario di costringere il Paese in uno stato di perenne terrore. 

Le cose non sono cambiate di molto, ma gli scenari si. Oggi le spinte verso il miglioramento del nostro Paese provengono soprattutto dalla capacità di assecondare o contrastare il processo di integrazione con le persone che hanno scelto di lasciare il proprio Paese e venire a vivere in Italia. Questo vuol dire riconoscere le diversità, e soprattutto immaginare quale potrà essere l'immagine del futuro degli italiani. Chi non riesce a fare uno sforzo per immaginare la società futura si trincera dietro la difesa delle tradizioni accusando di tradimento chi svende la propria identità in nome del supposto "buonismo" di cui, secondo la destra nazionalista che ci governa, sarebbero affette tutte le forze progressiste della sinistra. Chi invece intravede quello che potrà avvenire in un futuro prossimo comincia a mettere in atto le scenografie del domani. Come don Claudio Borghi che ha dato il via ai festeggiamenti per la fine del Ramadan mettendo a disposizione gli spazi comuni della sua parrocchia di Renate in Brianza, ospitando i duecento musulmani che hanno condiviso con altrettanti cristiani i cibi e le bevande di questo rito. La reazione non si è fatta attendere. Il capogruppo della lega in Regione si è subito dato da fare per sottolineare l'opportunità di una simile iniziativa stigmatizzando che un territorio che dovrebbe essere sottoposto all'esclusivo dominio della cristianità possa diventare terra di conquista di musulmani. Interpellato in merito don Borghi non si è speso in azzardate giustificazioni. Ha semplicemente ribadito quello che un vero cristiano dovrebbe avere ben presente: siamo figli dello stesso Dio. Oggi è Renate, ma l'anno prossimo ci saranno molte altre Renate e altri don Claudio che spalancheranno le porte degli oratori ai fratelli musulmani che verranno in pace. Questa si chiama integrazione. Chi resiste dovrà farsene una ragione.

giovedì 11 aprile 2024

Berlusconi Turrito

E' di questi giorni la notizia che il Governo italiano abbia dato il via libera all'emissione di un francobollo dedicato a Silvio Berlusconi. L'uscita è prevista a giugno in occasione dell'anniversario della morte. 

Un po' difficile da credere, ma in fondo non è poi così sbagliato ricordare con un francobollo un personaggio come Berlusconi. Di grandi cose ne ha fatte, ma certo non tutte egregie. Però, era proprio il caso di ricordarlo dopo neanche un anno dalla morte? Non sarebbe stato meglio fare decantare i suoi trascorsi? Così tanto per non appesantire quell'aria di agiografia forzata che necessariamente l'immagine vorrà trasmettere.


Ma poi chi usa ancora i francobolli? L'effige di Berlusconi (ma davvero scriveranno "il Berlusca"?)  non viaggerà poi tanto per posta ordinaria. Forse qualche vecchio nostalgico approfitterà per mandare una spiritosa cartolina agli amici del bar in occasione di qualche gita. L'uso esiguo e rarefatto che si fa di lettere e cartoline non fomenterà la notorietà del nostro personaggio tra le leve più giovani abituati ad altre missive. Interesse collezionistico? Forse, ma non si poteva continuare allora con la serie dell'Italia Turrita? 

A proposito di collezionisti: chi ha conoscenza dei francobolli usciti durante il periodo della Repubblica sa che i francobolli possono essere emessi anche per commemorare le disgrazie. Ecco...



L' Antiscenza al Parlamemto