A dimissioni avvenute, qualche considerazione sull'ex presidente della Liguria Giovanni Toti, che dopo ottanta giorni di reclusione domiciliare avrà ora tutto il tempo per preparare la sua difesa e arrivare ad una auspicabile assoluzione. Auspicabile perchè il buon Giovanni è assolutamente convinto di avere saggiamente e rettamente governato la Regione che i suoi elettori gli hanno affidato. La convinzione che abbia fatto solo del bene è talmente forte che i giudici in sede di valutazione, con immaginabile sconcerto, hanno preferito mantenere le misure cautelative perchè, a loro giudizio, l'indagato dimostra di non avere compreso appieno i carichi di responsabilità penale che gli vengono addossati. Toti onesto, fino in fondo, vede solo il bene dove gli altri vedono il torbido. Tuttavia una considerazione un po' tendenziosa è giusto farsela: ma se anche non avesse fatto nulla di male, di bene che cosa ha fatto? E' possibile che un presidente di Regione passi buona parte del suo tempo (vedi fonti investigative) a bordo di barche di lusso di imprenditori che tengono in mano le principali attività economiche della città? E che discuta di concessioni di spiagge e accessi al mare a favore di speculatori edilizi che, nonostante il sacco edilizo della Liguria degli anni passati, continuano a costruire sulla riva del mare. E' che accordi spazi e terreni per la costruzione di centri commerciali di una nota catena che ha sempre osteggiato le cooperative a falce e carrello? Ma di buono per la sua terra che cosa faceva? Che provvedimenti ha preso per contrastare lo squilibrio idrogeologico che ad ogni temporale trasforma città e paesi in fiumane aquitrinose? Per migliorre il sistema viario che è un disastro ormai da anni? Per rivitalizzare una delle regioni con il più basso tasso di natilità d'Europa? Per i servizi sanitari che continuano ad essere tagliati rischiando di fare diventare borghi e paesi dell'entroterra dei villaggi fantasma? Toti non avrà fatto niente di male, ma neppure di bene.
Attraverso le nostre scelte consapevoli è possibile diminuire i consumi per l'affermazione di un'economia sostenibile ed equa. Dai modelli di comportamento, ai trasporti e alle letture tutto è materia per un approfondimento che porti a discriminare tra l'utile e il vacuo, tra la sostanza e l'effimero, tra il modello virtuoso e il pedissequo seguito a richiami di inconsistente benessere.
martedì 30 luglio 2024
martedì 9 luglio 2024
Captain Berlusconi speaking
mercoledì 3 luglio 2024
Formidabili quei pazzi
Gli anni che hanno percorso la storia italiana che vanno dagli inizi degli anni '60 fino alla metà degli anni '70 sono stati gli anni del cosiddetto "disgelo costituzionale" quando cioè dall'immobilismo degli anni precedenti si decide di mettere mano alle riforme che la nostra Costituzione reclamava ormai da parecchi anni: scuola, diritti civili, lavoro, emancipazione femminile, mobilità sociale, sindacati e tutele operaie. Ma sono stati anche gli anni delle riforme a favore della salute soprattutto di donne, madri, minori e anziani. Compresa quella di una categoria di persone allora ritenute invisibile: i pazzi. Un’immagine di cosa fosse in quegli anni la condizione del malato psichiatrico ce la restituisce un podcast disponibile su Rai Play Sound che riprende tutti i servizi che la Rai trasmise sull'argomento in quegli anni. Le cure psichiatriche cominciarono a diventare argomento non più solo di medicina, ma anche di lotta, rivolta e "impegno" da parte di studenti, giovani medici, giornalisti e fotografi che entrarono di soppiatto nel mondo sospeso negli sterminati manicomi all’epoca ancora in funzione. Ma anche grandi firme della televisione di allora come Sergio Zavoli affrontarono gli scenari apocalittici che si presentavano ai giovani psichiatri che avevano altre idee sulle malattie mentali. In primis Franco Basaglia direttore sanitario presso le strutture manicomiali che fecero da guida per la rivoluzione della legge 180 del 1978: Gorizia, Parma e Trieste. Entrare in un manicomio era un'esperienza allucinante. Ma la Rai ci entrò e diffuse immagini terribili e inimmaginabili in un periodo in cui la televisione di Stato non era ancora “lottizzata” ma dipendeva direttamente dagli umori del Governo per quanto riguardava scelte editoriali e palinsesti. Eppure il tema della cura del disagio mentale e della inadeguatezza delle strutture e delle persone deputate a proteggere il malato la Rai lo affrontò per tanti anni fino alla promulgazione della legge 180 del 1978 che eliminerà la vergogna dei manicomi e degli inumani trattamenti praticati da medici senza scrupoli - è emblematica la figura del professor Giorgio Coda detto l'"elettricista di Collegno" per l'uso spregiudicato dell'elettroshock - ma riaprirà nuove tensioni e criticità per molti versi dibattuti ancora oggi. La Rai di allora si fece carico di questo aspetto e lo illustrò con grande senso di responsabilità dando voce ai tanti, medici, infermieri, volontari, associazioni e politici, ma anche pazienti e ex malati che presero a cuore il problema del disagio mentale. Sopra tutte ovviamente la voce di Franco Basaglia e il suo costante impegno per traslare la visione del problema dalla malattia mentale alla persona coadiuvato dalla moglie Franca Ongaro e dalla giovane generazione di medici che iniziarono a lavorare con e come lui. Il podcast è un utile e interessante collage di documenti e testimonianze realizzate in tempi in cui era forte il timore che le forze che governavano il Paese potessero mettere tutto a tacere. Eppure giornalisti coraggiosi, capaci e sensibili hanno denunciato una situazione di enorme degrado che sarebbe difficilmente emersa. In un’Italia in cui il venerdì Santo si impediva che Carosello andasse in onda per assecondare il digiuno imposto per precetto, una bella conquista di impegno civile.
Archivi della follia: in cerca di Franco Basaglia - Scritto e realizzato da Vanessa Roghi - Disponibile su RaiPlaySound
Mettiamoci la pezza
Ma il fatto che una persona, si, basta anche una sola, abbia avvertito la sensazione di sentirsi in pericolo, comporta il fallimento della politica. Le rassicurazioni sono forse peggio del buco.
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E' una notizia che è passata un po' in sordina, ma dato che oggi ricorre il 61° l'anniversario della tragedia del Vajont vale la...
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Erano appena scesi dai loro taxi in quella via trafficata di Buenos Aires, sotto la sede della Radio Nazionale Argentina. Un sabato pomerigg...
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Era una bella barca. Progetto originale inglese, scafo e ponte in teak, armata yawl come imponeva la moda in voga all'epoca. Certo ch...