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giovedì 11 aprile 2024

Berlusconi Turrito

E' di questi giorni la notizia che il Governo italiano abbia dato il via libera all'emissione di un francobollo dedicato a Silvio Berlusconi. L'uscita è prevista a giugno in occasione dell'anniversario della morte. 

Un po' difficile da credere, ma in fondo non è poi così sbagliato ricordare con un francobollo un personaggio come Berlusconi. Di grandi cose ne ha fatte, ma certo non tutte egregie. Però, era proprio il caso di ricordarlo dopo neanche un anno dalla morte? Non sarebbe stato meglio fare decantare i suoi trascorsi? Così tanto per non appesantire quell'aria di agiografia forzata che necessariamente l'immagine vorrà trasmettere.


Ma poi chi usa ancora i francobolli? L'effige di Berlusconi (ma davvero scriveranno "il Berlusca"?)  non viaggerà poi tanto per posta ordinaria. Forse qualche vecchio nostalgico approfitterà per mandare una spiritosa cartolina agli amici del bar in occasione di qualche gita. L'uso esiguo e rarefatto che si fa di lettere e cartoline non fomenterà la notorietà del nostro personaggio tra le leve più giovani abituati ad altre missive. Interesse collezionistico? Forse, ma non si poteva continuare allora con la serie dell'Italia Turrita? 

A proposito di collezionisti: chi ha conoscenza dei francobolli usciti durante il periodo della Repubblica sa che i francobolli possono essere emessi anche per commemorare le disgrazie. Ecco...



mercoledì 14 giugno 2023

Disuniti per sempre

Io sono la metà divisa da Berlusconi. Sono quella parte che non ha mai creduto in facili miracoli economici, facili riprese dell'economia e facili salvataggi di aziende in crisi. I miracoli li fanno gli imprenditori realizzando i loro sogni creando ricchezza e pagando le tasse che è l'azione che chiude il cerchio. E mi pare che Berlusconi questo cerchio abbia spesse volte trascurato di chiuderlo. 

Io sono la parte che non è mai stata con Berlusconi perché non credo giusto e degno che un premier in carica dichiari che chi vota sinistra sia un coglione. Io voto a sinistra e se proprio devo essere coglione è per altri motivi che non sto qui a specificare. Non è certo Berlusconi che poteva giudicare le mie scelte anche perché prima di giudicare é bene rileggersi la Costituzione. Ma Berlusconi, anche se diceva di amare questo Paese, non l'ha mai letta. Come montare un mobile dell'Ikea senza le istruzioni. 

Io faccio parte del gruppo che non si schiera con Berlusconi quando offendeva le donne poco avvenenti o poco spregiudicate o semplicemente poco disposte a darla in cambio di favori. Non sto tra quelli che invitano gli stranieri ad investire in Italia perché ci sono delle belle segretarie innanzitutto perché penso che le donne possano diventare anche più di una segretaria. E poi Berlusconi avrebbe dovuto capire che che le donne libere e dotate di intelligenza sono quelle che l'hanno sempre messo nei guai. 

Io non sono nel novero di quelli che lo considerava buono e generoso perché i suoi occhi non sono gli "occ del bun" del barbone di Jannacci, ma quelli che puntavano sulla giornalista russa che aveva osato mettere in difficoltà il suo amico Putin. E quegli occhi a guardarli fanno paura e sono lo specchio della sua anima: dura e sprezzante. Chi oggi al suo funerale piangeva e lo osannava avrà sicuramente avuto qualcosa da lui, ma sicuramente anche tanto da nascondere.
E poi l'avrà scoperto che è vero che anche se credi di avere tanti amici, quando muori, muori solo. 

Io non sono nel gruppo degli amici degli amici di Berlusconi perché la fortuna ha sempre fatto in modo che le nostre strade non si congiungessero e se anche avessimo passato una serata insieme, partecipato ad una convention d'affari, passato un'allegra nottata a prostitute la mia opinione di Berlusconi non sarebbe cambiata rispetto a quella che ho adesso: simpatico, brillante, generoso, ma inadatto a guidare un Paese democratico. 

Io non c'ero oggi in piazza del Duomo, ma avrei voluto esserci nel dicembre del 1969 quando in una giornata fredda e di nebbia passavano le bare dei morti di piazza Fontana, vittime di una stage impunita grazie all'opera indefessa di uno stato omertoso che ha protetto e insabbiato. E Berlusconi nel solco di questi vizi connaturati ha prosperato portando avanti interessi personali e amicizie pericolose, frequentando persone in affari con la mafia, corrompendo avvocati per una falsa testimonianza, intessendo rapporti diplomatici affrettati con le sedi consolari egiziane per questioni di età anagrafica. 

Piazza Duomo oggi ha resto giustizia a Berlusconi dei tanti che hanno criticato la scelta di indire il lutto nazionale. Ma al netto del rispetto per chi muore rimane la grande delusione nel vedere i vizi di un uomo che ha pesantemente ipotecato il destino dell'Italia diventare virtù eccelse attribuibili ad un santo. 

E comunque è meglio ricordarlo come santo che come statista. 

Amen.


mercoledì 30 ottobre 2013

Le cacche del berlusconismo

Pensate che vent'anni di Berlusconi, ormai avviato ad un meritato tramonto, passino così, senza colpo ferire? Credete che una volta eliminato il tarlo si possa ricompattare la consistenza infracidita del nostro senso civico? Una mosca è in grado di depositare migliaia di uova che schiuderanno altrettante larve favorite anche dal contesto corrotto in cui si trovano. A chi auspica una ripresa di un confronto moderato, onesto e costruttivo nelle aule parlamentari va fatto presente che i liquami maleodoranti del malcostume hanno iniziato a contagiare molteplici aspetti della nostra esistenza. Lasciando da parte la politica, ormai diventata il tiro al bersaglio dell'indignazione e della repulsione, trascurando la cultura, l'etica e la morale che tendono sempre più a restringersi ad argomento di discussione per circoli con pochi iscritti, soffermiamoci sul mondo dell'economia e sugli strani fenomeni di visione imprenditoriale a cui, in molti casi, è possibile assistere. E non sempre è un bel vedere, soprattutto per chi non è della partita e queste nuove imprese, le deve suo malgrado, solo subire. Parliamo dei nuovi settori "trainanti" come il gioco d'azzardo, i "vendo oro", le società che si occupano di spettacoli e "casting" e che reclutano disgraziate da avviare ad altri generi di intrattenimento, le finanziarie che brucano sui protesti di imprenditori in difficoltà e gli impresari che propongono facili titoli di studio e onorificenze a chi di successo ne ha avuto troppo. Chi sono le persone che stanno dietro, nell'ufficio con la scrivania nera comprata all'Ikea, i poster dei simboli del potere alle pareti e la BMW parcheggiata in cortile? In che cosa credono? Che idea hanno dei soldi e del successo? Che cosa fanno, soprattutto, dei soldi che guadagnano? Non ci vuole molto a rispondere: fanno esattamente quello fa Berlusconi, l'unica immagine di vincente che ha imbevuto le loro esistenze. Emblematica, a questo proposito, è la figura di Mirko Rosa, cresciuto, consolidato e arricchitosi grazie ad una ramificata rete di negozi specializzati in "ritiro oro" come vengono chiamati quei negozi ormai presenti in ogni città che, dato che i tempi della corsa all'oro sono finiti da un pezzo, commutano anellini, collanine, braccialetti e spille per poche centinaia di euro. Altro che pagliuzze d'oro! Chi abita dalle parti del basso varesotto lo conosce per via delle affissioni di volgari cartelloni pubblicitari con donne discinte rivestite solo da scaglie d'oro, per le macchine di lusso cafone sfacciatamente parcheggiate davanti ai suoi negozi, cartelloni autocelebrativi dei suoi facoltosi possedimenti e dei suoi libertinaggi, con atteggiamenti offensivi e spregiudicati nei confronti di personalità religiose e politiche. Una ricchezza sbandierata, ostentata con il chiaro intento di convincere che quello che sta facendo è nell'interesse di tutti. Questo spiega il suo "impegno nel sociale" che comunica mediante offerte di improbabili taglie per facilitare la cattura di autori di fattacci di cronaca o attraverso clamorose denunce contro la giustizia rea di perseguire coloro che sono nel giusto, come lo stesso Mirko Rosa, per esempio, già oggetto di attenzioni giudiziarie per svolgimento di attività non pienamente in regola, mentre negri, extracomunitari,sbandati, gli "altri", insomma, continuano indisturbati a delinquere. "Chi vi ricorda" verrebbe da dire, parafrasando il celebre indovinello periodico della Settimana Enigmistica? E che cosa vi porta a pensare che personaggi come Mirko Rosa non generino stirpe di cotanti epigoni della sua specie? Il sistema sociale quali benefici potrà trarre da un'imprenditoria sfacciatamente portata a succhiare energie e risorse per un accumulo finalizzato solo al compiacimento personale? Pare che un comune del circondario abbia pensato di premiare l'imprenditore Mirko Rosa per via delle sue eccelse qualità di innovatore. E lui con l'immancabile bandana da pirata si è puntualmente presentato a ritirarlo. D'altra parte che Elisabetta Prima che ha fatto diventare grande l'Inghilterra si era fidata di un pirata per regnare incontrastata sui mari e di un avventuriero sciupafemmine per estendere i propri territori nel Nuovo Mondo. Mirko Rosa come Nelson eroe di Trafalgar o insignito della carica di Baronetto come Walter Relaigh? Tutto può essere. Le cacche lasciate dal berlusconismo sono come quelle di piccione. Ovunque. 


giovedì 10 ottobre 2013

Sbagliando non si impara

Ho fatto bene a leggere "Il Libro Nero della Democrazia" scritto da Furio Colombo e Antonio Padellaro uscito nel 2002. Ho fatto bene perché dovevo rafforzare in me la convinzione che non vivo affatto in un paese normale. Il libro scritto dai due giornalisti, allora in forza all'Unità, mi ha aiutato a rispolverare i piccoli grandi disastri della politica di governo berlusconiana: le sue malefatte, i soprusi e le figuracce barbine di un periodo disgraziato della nostra vita politica. In un paese normale, appunto, una persona così dopo averne combinate solo la metà di Berlusconi, sarebbe sparito dalla circolazione senza tanti complimenti. Invece - ecco perché non siamo un paese normale - ha continuato a rimanere un auge, governare (peggio di prima) per quasi altri cinque anni e influenzare negativamente la già difficoltosa ripresa dalla deriva qualunquista imperante in Italia. Tralascio anche il fatto che il periodo preso in esame da Colombo e Padellaro non coincideva con l'esordio politico di Berlusconi, dato che era già entrato in politica da almeno sei anni riuscendo pure a governare per pochi mesi. Le pessime figure a livello di politica internazionale, i tentativi di banalizzare con riforme imperniate sulla visione aziendalistica la dignità di ministri, ambasciatori e parlamentari, il fallimento morale del G8 di Genova, la protervia usata per sconfiggere e togliere di mezzo chi lo criticava a partire dai giornalisti non inquadrati tutto questo sarebbe stato comunque accettabile in un paese normale perché sbagliare, ogni tanto è possibile. Ma non nel nostro caso.  

Furio COLOMBO, Antonio PADELLARO (2002), Il Libro Nero Della Democrazia - Vivere sotto il governo Berlusconi - Baldini & Castoldi - ISBN 88-8490-263-0

giovedì 1 agosto 2013

Il governo del non sapere dove andare

La gestione di governo da parte delle forze politiche che hanno retto l'Italia per buona parte degli ultimi due lustri non ha brillato per chiarezza di intenti su quale fosse la rotta migliore da tenere, ma ha sicuramente avuto idee molto precise su dove non si sarebbe dovuto andare. E precisamente non si sarebbe dovuti arrivare ad un giorno come quello di oggi che sancisce la definitiva fuoriuscita del Cavaliere e l'inizio dei suoi guai più grossi, quelli che non potranno trovare soluzioni legislative, ma si confronteranno solo con l'oggettività dell'ordinamento costituito. Se si potesse raggomitolare il filo dell'operato legislativo partendo da oggi fino ad arrivare al momento in cui Berlusconi ha sentito il fiato pesante della Giustizia che indugiava sul suo collo, tutte le azioni che inizialmente avrebbero garantito imperiture indennità al principe, avrebbero brillato per machiavellica coerenza e diabolico tempismo. Ma questo non è successo.Per fortuna, anche se lungo il tragitto di quel filo di Arianna rimangono le croci di problemi che non hanno mai incontrato gli alfieri e i paladini di immediate ed efficaci soluzioni. Con le conseguenze che sappiamo e che fanno sembrare ancora più amari giorni come questi. 


martedì 20 settembre 2011

Ma tu, Zampanò, non pensi mai?


Presidente Berlusconi,
ma se è vero che siamo stati declassati grazie all’azione dei mezzi di comunicazione, non trova che sia un po’ offensivo nei suoi confronti sapere che c’è chi manovra l’informazione meglio di lei che in questo campo non ha rivali? Non pensa che sia umiliante sapere che mentre lei pitturava scenari idilliaci per farci credere che tutto andava per il meglio, qualcuno nell’ombra è stato più bravo di lei a dire il contrario?
Quali potenti mezzi avranno mai usato costoro per arrivare a simili mendaci e pregiudizievoli opinioni? Non pensa che sia giunto il momento di rivedere le sue strategie di comunicazione e cambiare tattica per evitare di offrire al nemico le stesse armi con le quali intende sconfiggerlo? Non crede opportuno stare in silenzio, una volta tanto?
Presidente Berlusconi, anche se lei parla a braccio ed è avvezzo a rompere gli schemi e dire sempre quello che le passa per la testa, non ritiene che per potere arrivare a esprimere un giudizio che può influire sull’andamento di titoli di stato per miliardi di euro di controvalore sia necessario assoggettare il proprio giudizio a parametri, regole e metri di giudizio obiettivi, comprovati e condivisi e non dettati dall’umore del momento o da acrimonia partigiana?
Signor Berlusconi, pardon Presidente, (anche se prima di presidenti si è signori e lei signore non lo è poi tanto) sebbene lei sostenga che studiare serva a ben poco quando si è svegli e determinati a raggiungere i propri interessi, non pensa che magari chi lavora in un ente, un organismo, una società che detiene compiti importanti e delicati necessiti di un adeguato curriculum di studio e di esperienze professionali? Non ha mai pensato che sia possibile entrare a fare parte di queste per meriti diversi da raccomandazioni o amicizie di qualche festino? Non pensa che chi arriva a qualificare i destini di una nazione abbia passato anni a studiare, documentarsi prima di assumere responsabilità così gravose? E che possa anche essere consapevole delle proprie affermazioni. O pensa che si sempre lecito zittire chi non la pensa come lei con una telefonata a senso unico durante un talk show televisivo?
Signor Berlusconi, non pensa di avere offeso la nostra dignità, la nostra reputazione e la nostra intelligenza oltremodo che, anche se fosse un suo proposito deliberato, a questo punto dovrebbe essere soddisfatto di avere raggiunto tutti i suoi obiettivi?
Ma lei presidente, pardon Zampanò, non pensa mai?

sabato 2 ottobre 2010

Le bestemmie di Berlusconi e il pragmatismo dell’Economist


In fondo hanno ragione Berlusconi e il suo entourage quando fanno quadrato intorno al fatto che una storiella volgare, offensiva e blasfema se raccontata nella cerchia degli amici buontemponi debba rimanere nell’ambito dei fatti privati e ogni estensione mediatica diventi una strumentalizzazione in mano agli oppositori.
Il punto della questione è che, se il fatto viene circoscritto al semplice fatto, non è possibile dare ragione a chi si scaglia contro l’ennesima uscita maldestra del premier, ma se viene relativizzato al contesto in cui costui opera e che rappresenta, la questione sarebbe comunque più complessa e meno difendibile. Sarebbe. Infatti anche nell’ipotesi dell’ufficialità che il capo dell’esecutivo di un Paese inevitabilmente si trascina dietro tanto da non potere discernere quello che è privato da quello che è pubblico, rimane apertissima e vulnerabilissima l’incapacità di questa persona di adottare minimi accorgimenti di buon senso per evitare scivoloni di popolarità, di immagine e di reputazione.
E nel caso della barzelletta su Rosy Bindi raccontata all’Aquila le precauzioni sarebbero state quelle di evitare di lasciarsi andare a situazioni di grassa ilarità in una terra offesa e ancora sofferente; di astenersi da profferire bestemmie e battute volgari su un avversario politico, di essere consapevole che in un contesto di multimedialità e affannata ricerca di “contenuti” da affidare a qualche social network c’è sempre in agguato una telecamerina pronta a riprendere il fatto da mettere in rete. Tutto questo, anche se stupisce che colui che ha portato il protagonismo televisivo a sventolare sopra ogni cosa, Berlusconi non lo sa, o se lo dimentica nel momento meno opportuno.
Così è stato per le Escort, per le tragicomiche uscite al Parlamento europeo, per le altre barzellette, le corna, i cucù, le sfuriate della Regina Elisabetta e mi fermo.
Nell’aprile del 2001, l’Economist, il settimanale liberale britannico pubblicò un dossier che metteva analiticamente in luce le lacune che l’allora esponente capo dell’opposizione evidenziava e che lo avrebbero reso inadatto a guidare il Paese, il nostro Paese. Penso che la politica italiana dovrebbe andare a rileggersi quell’articolo e imparare dal pragmatismo anglosassone. Soprattutto l’opposizione dovrebbe smetterla di criticare Berlusconi, tout court, e iniziare ad apprezzare i suoi meriti oggettivi: è un abile imprenditore, generoso a modo suo, fascinoso col gentil sesso, fine oratore, simpatico, un compagnone con cui andare a mangiare una pizza e bere una birra. Tanti meriti, ma una pecca: incapace a governare l’Italia.

L' Antiscenza al Parlamemto