Pensate che vent'anni di Berlusconi, ormai avviato ad un meritato tramonto, passino così, senza colpo ferire? Credete che una volta eliminato il tarlo si possa ricompattare la consistenza infracidita del nostro senso civico? Una mosca è in grado di depositare migliaia di uova che schiuderanno altrettante larve favorite anche dal contesto corrotto in cui si trovano. A chi auspica una ripresa di un confronto moderato, onesto e costruttivo nelle aule parlamentari va fatto presente che i liquami maleodoranti del malcostume hanno iniziato a contagiare molteplici aspetti della nostra esistenza. Lasciando da parte la politica, ormai diventata il tiro al bersaglio dell'indignazione e della repulsione, trascurando la cultura, l'etica e la morale che tendono sempre più a restringersi ad argomento di discussione per circoli con pochi iscritti, soffermiamoci sul mondo dell'economia e sugli strani fenomeni di visione imprenditoriale a cui, in molti casi, è possibile assistere. E non sempre è un bel vedere, soprattutto per chi non è della partita e queste nuove imprese, le deve suo malgrado, solo subire. Parliamo dei nuovi settori "trainanti" come il gioco d'azzardo, i "vendo oro", le società che si occupano di spettacoli e "casting" e che reclutano disgraziate da avviare ad altri generi di intrattenimento, le finanziarie che brucano sui protesti di imprenditori in difficoltà e gli impresari che propongono facili titoli di studio e onorificenze a chi di successo ne ha avuto troppo. Chi sono le persone che stanno dietro, nell'ufficio con la scrivania nera comprata all'Ikea, i poster dei simboli del potere alle pareti e la BMW parcheggiata in cortile? In che cosa credono? Che idea hanno dei soldi e del successo? Che cosa fanno, soprattutto, dei soldi che guadagnano? Non ci vuole molto a rispondere: fanno esattamente quello fa Berlusconi, l'unica immagine di vincente che ha imbevuto le loro esistenze. Emblematica, a questo proposito, è la figura di Mirko Rosa, cresciuto, consolidato e arricchitosi grazie ad una ramificata rete di negozi specializzati in "ritiro oro" come vengono chiamati quei negozi ormai presenti in ogni città che, dato che i tempi della corsa all'oro sono finiti da un pezzo, commutano anellini, collanine, braccialetti e spille per poche centinaia di euro. Altro che pagliuzze d'oro! Chi abita dalle parti del basso varesotto lo conosce per via delle affissioni di volgari cartelloni pubblicitari con donne discinte rivestite solo da scaglie d'oro, per le macchine di lusso cafone sfacciatamente parcheggiate davanti ai suoi negozi, cartelloni autocelebrativi dei suoi facoltosi possedimenti e dei suoi libertinaggi, con atteggiamenti offensivi e spregiudicati nei confronti di personalità religiose e politiche. Una ricchezza sbandierata, ostentata con il chiaro intento di convincere che quello che sta facendo è nell'interesse di tutti. Questo spiega il suo "impegno nel sociale" che comunica mediante offerte di improbabili taglie per facilitare la cattura di autori di fattacci di cronaca o attraverso clamorose denunce contro la giustizia rea di perseguire coloro che sono nel giusto, come lo stesso Mirko Rosa, per esempio, già oggetto di attenzioni giudiziarie per svolgimento di attività non pienamente in regola, mentre negri, extracomunitari,sbandati, gli "altri", insomma, continuano indisturbati a delinquere. "Chi vi ricorda" verrebbe da dire, parafrasando il celebre indovinello periodico della Settimana Enigmistica? E che cosa vi porta a pensare che personaggi come Mirko Rosa non generino stirpe di cotanti epigoni della sua specie? Il sistema sociale quali benefici potrà trarre da un'imprenditoria sfacciatamente portata a succhiare energie e risorse per un accumulo finalizzato solo al compiacimento personale? Pare che un comune del circondario abbia pensato di premiare l'imprenditore Mirko Rosa per via delle sue eccelse qualità di innovatore. E lui con l'immancabile bandana da pirata si è puntualmente presentato a ritirarlo. D'altra parte che Elisabetta Prima che ha fatto diventare grande l'Inghilterra si era fidata di un pirata per regnare incontrastata sui mari e di un avventuriero sciupafemmine per estendere i propri territori nel Nuovo Mondo. Mirko Rosa come Nelson eroe di Trafalgar o insignito della carica di Baronetto come Walter Relaigh? Tutto può essere. Le cacche lasciate dal berlusconismo sono come quelle di piccione. Ovunque. Attraverso le nostre scelte consapevoli è possibile diminuire i consumi per l'affermazione di un'economia sostenibile ed equa. Dai modelli di comportamento, ai trasporti e alle letture tutto è materia per un approfondimento che porti a discriminare tra l'utile e il vacuo, tra la sostanza e l'effimero, tra il modello virtuoso e il pedissequo seguito a richiami di inconsistente benessere.
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mercoledì 30 ottobre 2013
Le cacche del berlusconismo
Pensate che vent'anni di Berlusconi, ormai avviato ad un meritato tramonto, passino così, senza colpo ferire? Credete che una volta eliminato il tarlo si possa ricompattare la consistenza infracidita del nostro senso civico? Una mosca è in grado di depositare migliaia di uova che schiuderanno altrettante larve favorite anche dal contesto corrotto in cui si trovano. A chi auspica una ripresa di un confronto moderato, onesto e costruttivo nelle aule parlamentari va fatto presente che i liquami maleodoranti del malcostume hanno iniziato a contagiare molteplici aspetti della nostra esistenza. Lasciando da parte la politica, ormai diventata il tiro al bersaglio dell'indignazione e della repulsione, trascurando la cultura, l'etica e la morale che tendono sempre più a restringersi ad argomento di discussione per circoli con pochi iscritti, soffermiamoci sul mondo dell'economia e sugli strani fenomeni di visione imprenditoriale a cui, in molti casi, è possibile assistere. E non sempre è un bel vedere, soprattutto per chi non è della partita e queste nuove imprese, le deve suo malgrado, solo subire. Parliamo dei nuovi settori "trainanti" come il gioco d'azzardo, i "vendo oro", le società che si occupano di spettacoli e "casting" e che reclutano disgraziate da avviare ad altri generi di intrattenimento, le finanziarie che brucano sui protesti di imprenditori in difficoltà e gli impresari che propongono facili titoli di studio e onorificenze a chi di successo ne ha avuto troppo. Chi sono le persone che stanno dietro, nell'ufficio con la scrivania nera comprata all'Ikea, i poster dei simboli del potere alle pareti e la BMW parcheggiata in cortile? In che cosa credono? Che idea hanno dei soldi e del successo? Che cosa fanno, soprattutto, dei soldi che guadagnano? Non ci vuole molto a rispondere: fanno esattamente quello fa Berlusconi, l'unica immagine di vincente che ha imbevuto le loro esistenze. Emblematica, a questo proposito, è la figura di Mirko Rosa, cresciuto, consolidato e arricchitosi grazie ad una ramificata rete di negozi specializzati in "ritiro oro" come vengono chiamati quei negozi ormai presenti in ogni città che, dato che i tempi della corsa all'oro sono finiti da un pezzo, commutano anellini, collanine, braccialetti e spille per poche centinaia di euro. Altro che pagliuzze d'oro! Chi abita dalle parti del basso varesotto lo conosce per via delle affissioni di volgari cartelloni pubblicitari con donne discinte rivestite solo da scaglie d'oro, per le macchine di lusso cafone sfacciatamente parcheggiate davanti ai suoi negozi, cartelloni autocelebrativi dei suoi facoltosi possedimenti e dei suoi libertinaggi, con atteggiamenti offensivi e spregiudicati nei confronti di personalità religiose e politiche. Una ricchezza sbandierata, ostentata con il chiaro intento di convincere che quello che sta facendo è nell'interesse di tutti. Questo spiega il suo "impegno nel sociale" che comunica mediante offerte di improbabili taglie per facilitare la cattura di autori di fattacci di cronaca o attraverso clamorose denunce contro la giustizia rea di perseguire coloro che sono nel giusto, come lo stesso Mirko Rosa, per esempio, già oggetto di attenzioni giudiziarie per svolgimento di attività non pienamente in regola, mentre negri, extracomunitari,sbandati, gli "altri", insomma, continuano indisturbati a delinquere. "Chi vi ricorda" verrebbe da dire, parafrasando il celebre indovinello periodico della Settimana Enigmistica? E che cosa vi porta a pensare che personaggi come Mirko Rosa non generino stirpe di cotanti epigoni della sua specie? Il sistema sociale quali benefici potrà trarre da un'imprenditoria sfacciatamente portata a succhiare energie e risorse per un accumulo finalizzato solo al compiacimento personale? Pare che un comune del circondario abbia pensato di premiare l'imprenditore Mirko Rosa per via delle sue eccelse qualità di innovatore. E lui con l'immancabile bandana da pirata si è puntualmente presentato a ritirarlo. D'altra parte che Elisabetta Prima che ha fatto diventare grande l'Inghilterra si era fidata di un pirata per regnare incontrastata sui mari e di un avventuriero sciupafemmine per estendere i propri territori nel Nuovo Mondo. Mirko Rosa come Nelson eroe di Trafalgar o insignito della carica di Baronetto come Walter Relaigh? Tutto può essere. Le cacche lasciate dal berlusconismo sono come quelle di piccione. Ovunque. martedì 24 agosto 2010
Compro oro (e anche la dignità)

Una delle manifestazioni più palesi del periodo di crisi che prende per il collo le famiglie italiane è il proliferare di piccoli negozietti che ritirano oro e lo pagano in contanti. Subito, sull’unghia, come diceva chi era abituato a fare affari sulle piazze dei paesi.
Dietro a queste attività, molte volte anelli di catene di franchising specializzate, si cela il calcolo bieco e spietato di chi ha concepito un business prendendo come riferimento le esternazioni affettuose di nonni, zii, fidanzati, coniugi in occasione dei riti iniziatici della nostra vita: battesimi, comunioni, cresime, fidanzamenti, anniversari che immancabilmente, in tempi di buona, portavano nei cassetti segreti delle famiglie catenine, medagliette, anelli, ciondoli, orecchini e qualche volta qualche sterlina con l’effige della nobile Elisabetta.
“Se si fa il calcolo della quantità di oro che una famiglia media italiana con due figli ha accumulato” avrà escogitato il perfido “responsabile del business” della catena di negozi che oggi, come le imprese di pompe funebri, si insediano negli spazi commerciali più depressi delle città, “possiamo supporre che sia possibile liquidare un certo gruzzoletto di contanti” che fa sicuramente comodo coi tempi che corrono per pagare rate e bollette, se va bene, oppure da trasformare in un televisore ultra piatto in offerta al centro commerciale, nei casi più disperati.
E liquido torna anche l’oro pagato secondo le quotazioni ufficiali, ma esercitando di fatto un’attività da cacciatore di frodo nelle desolate periferie industriali delle città dove la crisi non ha più aggettivi per essere definita. Il metallo raccolto viene infatti fuso nel crogiuolo, trasformato in lingotti e venduto con altissimi margini a grandi imprese che a loro volta rivenderanno agli operatori del settore orafo. Altissimi margini, certo, perché avere quell’oro non costa nulla: non ci sono i costi e i rischi della miniera, i costi del trasporto, della pulitura, niente: tutto oro di primissima qualità che arriva sul bancone del gioielliere condor senza nessun dispendio di risorse.
Un grande business. Una grande tristezza!
Le medagliette del battesimo con inciso il nome e la data di nascita dei piccoli, magari ancora inconsapevoli di essere defraudati di una parte del loro incipiente patrimonio, diventano mezzo di sussistenza per i genitori. Stessa miserevole fine per le catenine delle comunioni, gli anelli di fidanzamento e anche le fedi nuziali, questa volta non per il bene della Patria, ma per riempire le tasche già gonfie di speculatori senza scrupoli.
Queste attività solo lecite, certamente e sono anche ben organizzate secondo modelli aziendali che riprendono la diffusione delle reti in franchising di agenzie immobiliari degli anni ’90 con responsabili in cravattone, capelli unti, BMW e favella veloce in grado di sciorinare il senso dell’attività imprenditoriali con frasi del tipo “le famiglie italiane hanno un tesoro e non lo sanno” oppure “perché tenere immobilizzato un patrimonio, quando con i liquidi si possono fare molte altre cose?”.
Ribadisco il punto: queste attività sono lecite, ma sono moralmente inaccettabili. Sono indegne perché non rispettano la dignità di chi si trova costretto ad andare in questi posti. Sono miserevoli e abbiette perché mascherano un fabbisogno impellente di denaro in una conveniente opportunità di investimento.
Sarebbe stato meglio riqualificare e attualizzare l’attività del Monte di Pietà che dava comunque la possibilità di riavere l’oggetto dato in pegno.
Oltre che il diritto alla speranza di tempi migliori.
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