martedì 28 ottobre 2025

L' Antiscenza al Parlamemto

L'intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in occasione del 60° anniversario de "I giorni della Ricerca" evento di cultura e divulgazione medico-scientifica organizzato dall'AIRC, oltre a richiamare l'attenzione sulla necessità di un costante flusso di risorse a favore della ricerca, ha anche messo un faro sul proliferare di "strampalate teorie antiscientifiche" che spesso fanno da humus per lo sviluppo di punti di vista negazionisti e complottisti, insomma di chi alla scienza non ci crede proprio. A meno che la dottrina non sia la propria. 

Sarebbe però bene ricordare che qualche giorno prima dell'intervento di Mattarella in una sala del Senato della Repubblica italana messa a disposizione da un senatore leghista, si è svolto un convegno avente come tema la rivelazione al mondo della fantasmagorica "macchina" inventata da nientepopodimeno che Ettore Majorana, il ragazzo di via Panisperna che lungi dall'essere morto suicida vive da anni in un convento in centro Italia dove, in tutto questo tempo, ha potuto mettere a punto la sua invenzione. In sintesi alcune caratteristiche: dotata di un raggio in grado di perforare lastre di metallo di notevole spessore, può trasformare in oro dei pezzi di gomma piuma (chissà perché poi proprio questo materiale) e infine, e ci mancava pure che non fosse così, regalare l'eterna giovinezza grazie a proprietù rigeneranti dei tessuti del corpo umano

Il relatore del convegno, tale Alfredo Ravelli, esimio studioso della vita di Majorana, convinto della bontà di questa invenzione che potrebbe cambiare in meglio il destino dellUmanità, ha fatto una esplicita richiesta al Governo attuale affinchè presti attenzione a quanto sta avvenendo nel segreto del convento che ospita lo scienziato (irriconoscibile perchè grazie ai benefici effetti della sua invenzione ha l'aspetto di un ventenne) fornendo aiuti finanziari e sostegno per affinare le proprietà della macchina prodigiosa. Tutto vero e tutto dimostrabile, asserisce il dottor Ravelli. 

Che dire signor Presidente? Se proprio le strampalate teorie antiscientifiche non possono essere eradicate, che almeno proliferino lontane dai luoghi istituzionali della Repubblica!


mercoledì 6 novembre 2024

Pietro Cavallero, il primo brigatista.

E' difficile immaginare che possa nascere qualche cosa di buono da un carcere, o meglio, che possa scaturire un sentimento di altissimo valore spirituale dall'esistenza di un uomo chiuso per moltissimo tempo in una prigione. Per dei reati gravi e pesanti che ha commesso in una vita precedente, una vita da criminale spregiudicato, violento e disinteressato alla vita degli altri, se non della propria. Un passato da rivoluzionario che voleva cambiare il mondo rapinando banche e uffici postali per finanziare una delirante rivoluzione del popolo contro gli imperi capitalistici dell'Occidente. Pietro Cavallero da Torino da molti considerato il primo vero brigatista della storia italiana. Pietro Cavallero, capo dell'omonima banda accusato di sparare rispondeva che anche gli americani in Viet-Nam sparavano e uccidevano; impuniti ammazzavano anche vecchi e bambini. La sua duplice storia di rivoluzionario e criminale finisce a Milano nel 1967 nel corso di una rapina iniziata male e finita anche peggio conclusasi con tre morti incolpevoli stesi sull'asfalto e una macchina che sfreccia per le vie della città con i fuggiaschi che sparano all'impazzata seguiti dalla polizia. Che li prende e li arresta. Poi i processi. L'opinione pubblica che stranamente non si divide: tutti colpevolisti. Pena di morte, impiccateli! Hanno ucciso degli innocenti che passavano di lì per caso. E invece no! Immagino con grande rammarico dei nostalgici dei bei tempi della forca Pietro Cavallero e complici finiscono in un carcere di cui tanti continuano a sperare che si butti via la chiave. In tanti, ma non tutti. Tra questi c'è Ernesto Olivero, il missionario laico fondatore del Sermig che stringe un patto con Cavallero. Entrambi vedono riflessi negli occhi una promessa di aiuto e di redenzione e così è. Pietro Cavallero completa un lungo cammino di penitenza. redenzione e sincero pentimento donandosi agli altri senza riserve e senza distinzioni come quei malcapitati che aveva falciato durante la fuga. Olivero si fida della sua promessa e gli tende la mano in verità una volta sola perché il detenuto Cavallero, ormai in regime di semi-libertà non verrà mai meno alla promessa. Morirà nel 1997 consapevole che un'altra vita non gli sarebbe bastata per pentirsi di tutto il male fatto. La difficoltà nell'immaginare cose buone e giuste da vicende come queste sta nella differenza tra chi quelle persone le avrebbe impiccate subito o sepolte nelle segrete per sempre e chi invece conosce il dolore fatto, commesso e subito e si impegna per redimersi. Come ha fatto Pietro Cavallero e come fanno quelli che scrivono e raccontano della sua vita che rimane comunque, per il suo epilogo, esemplare. Vivere in un Paese che ha sancito la funzione riabilitativa della pena per tutti i reati anche il più grave dovrebbe aiutarci a capire il senso che dà alla Giustizia la nostra Costituzione. Peccato che ancora tante persone, quando si tratta di punire, abbiano sempre una dannata fretta di chiudere la questione. 

lunedì 4 novembre 2024

Vecchi reati e nuove polemiche: il valore di una magistratura indipendente

La recente riesumazione di vecchi casi di cronaca risalenti agli angosciosi anni '70 quale la coda del processo a carico di alcuni partecipanti al rapimento che costò la vita ad una povera e incolpevole ragazza e l'emergere dalle nebbie del passato della figura che per anni aveva tenuto in conti in sospeso con la giustizia a fronte del rapimento di Vittorio Vallarino Gancia (siamo nel 1975) dovrebbe aiutare a capire quale fondamentale importanza abbia una magistratura autonoma ed indipendente. Anche se la domanda che verrebbe spontaneo porsi è quella di come collocare in una scala di priorità la riapertura di processi per fatti risalenti a più di mezzo secolo sarebbe anche opportuno considerare che nel periodo intercorso le indagini possono avere preso un nuovo corso anche a fronte di inedite testimonianze o confessioni; indizi allora ritenuti di poco conto, analizzati alla luce delle nuove e più moderne tecniche di indagine potrebbero avere aperto nuovi scenari o corroborato ipotesi investigative alle quali non si riusciva a dare un riscontro. Ma perché la riapertura di questi processi sono da considerarsi come una grande risultato per l'opera della magistratura e un punto a sfavore di chi della magistratura cerca di limitarne il potere, ma soprattutto l'autonomia? Chi accusa i magistrati di schierarsi apertamente su posizioni di sinistra o comunque contrarie all'azione di governo dovrebbe riflettere sull'assunto che l'azione della Magistratura penale è sempre obbligatoria qualora emerga un elemento che assuma valenza di reato: l'emergere di un dettaglio importante legato ad un crimine, per esempio o una nuova luce su alcuni elementi considerati di poco conto in precedenza. Nel caso del rapimento di Gancia gli imputati sono stati, benché ormai ultraottantenni, pericolosi esponenti delle Brigate Rosse che seminarono terrore e lutti lungo una buona quindici di anni. Nel corso dello scontro a fuoco ingaggiato con i rapitori per liberare l’ostaggio, venne uccisa la compagna di Renato Curcio e ferito gravemente un carabiniere. Un componente della banda riuscì a fuggire e non venne mai identificato. Oggi sono emersi nuovi elementi e si va a processo. Inizio il 25 febbraio 2025 ad Alessandria. L'altro importante caso di cronaca che sta tenendo banco in questi giorni nelle aule del tribunale di Como, è quello relativo al rapimento di Cristina Mazzotti, allora diciottenne mai tornata a casa viva. Un rapimento rocambolesco con trasferimenti tra il nord, la Calabria e ritorno, viaggi in treno e in auto che hanno implicato la collaborazione di molte persone che allora riuscirono a farla franca. Oggi, grazie al lavoro di giudici scrupolosi, si apriranno nuove ipotesi sul rapimento, sulle ragioni di quel periodo di violenza che non risparmiava nessuno fosse per puro e semplice bramosia di denaro o false ideologie aberranti. La riapertura di questi processi con i nuovi lampi di luce che comporteranno per la comprensione di fatti lontani nel tempo sono emblematici degli importanti e irrinunciabili risultati di una Magistratura indipendente che non soppesa l'influenza dei poteri, non determina scale di valori e priorità sulle indagini da svolgere e opera solo per auspicare che la fiducia dei cittadini nei confronti della giustizia non venga mai meno. Molto difficile invero nel clima arroventato di questi giorni dove le forze politiche di governo stanno gettando discredito su giudici e magistrati, colpendo inconsapevolmente un delicato strumento che opera per il progresso della democrazia.  


giovedì 10 ottobre 2024

Memorie arrugginite


E' una notizia che è passata un po' in sordina, ma dato che oggi ricorre il 61° l'anniversario della tragedia del Vajont vale la pena informare che è stata digitalizzata e resa consultabile da tutti l’intera documentazione processuale relativa alla catastrofe della diga. Si tratta di una mole enorme di documenti raccolti in circa duemila faldoni contenenti atti processuali, memorie difensive, piantine, rilievi, perizie e immagini, che grazie alla buona qualità della digitalizzazione, sono anche di ottima definizione. Tutta la documentazione è consultabile su un sito che fa riferimento ai Beni Culturali e che attinge dall'Archivio di Stato di Belluno. Questa notizia l'ho appresa dal curatore e animatore del canale YouTube Lost Structures che da molti anni si occupa di recuperare la memoria storica delle opere che un tempo fecero crescere il nostro Paese e che oggi vedono solo crescere le erbacce. Tornando al Vajont e ai materiali oggi consultabili è probabile che possa ancora esserci un ultimo sussulto vitale del desiderio di memoria e che nel giro di qualche anno possano vedere la luce opere che portino alla scoperta di realtà ancora inesplorate sulla tragedia. Paolini potrebbe scrivere una delle sue memorabili pièce teatrali sullo sviluppo dei processi giudiziari e mettere in scena la vergognosa strategia di spostare i processi in centro Italia, all'Aquila per la precisione, per scoraggiare l'assieparsi di parenti desiderosi di conoscere la verità e vedere i colpevoli condannati. Avvocati, storici, giornalisti, ricercatori o semplici appassionati potranno mettere le mani su un patrimonio di informazioni che, attraverso una strada piuttosto che un'altra, porterà sempre allo stesso traguardo: quanto è grande e vasta l'insipienza umana. Ma che senso ha oggi recuperare la memoria di fatti che oggi potrebbero essere finiti tranquillamente nel dimenticatoio? Un senso lo può dare il lavoro che sta facendo il canale YouTube Lost Structures che partendo da evidenze come complessi industriali e militari abbandonati, impianti, anche di svago e divertimento, diventati cumuli di macerie e rifiuti, luoghi di intenso sfruttamento economico quali miniere, linee ferroviarie, cremagliere, funicolari e impianti di risalita propone interessanti riflessioni circa le ragioni che hanno contribuito a concepire opere grandiose destinate sfidare il tempo, ma che si sono dovute accontentare di pochi decenni di attività. Gli interessanti commenti del curatore del canale, la documentazione a compendio delle riprese derivante delle sue ricerche personali, fortuiti ritrovamenti di evidenze trascurate per anni unite ad una robusta competenza nel settore delle tecnologie costruttive e impiantistiche ci portano a fare valutazioni sulle circostanze che contribuirono a investimenti di miliardi di lire (di allora) di cui oggi rimane solo ruggine e rovina. La guerra, innanzitutto, che fosse combattuta, difensiva o fredda ha disseminato il nostro Paese di fortificazioni, tunnel scavati nelle montagne, impianti per telecomunicazioni segrete, basi per antenne e segnalazioni altrettanto segrete. Poi l'economia, il boom con la fame di energia elettrica. Ecco, dunque, gli invasi e le turbine che sconvolsero la morfologia di montagne spettacolari e in alcuni casi, vedi Vajont appunto, anche la vita di intere comunità, ma che fornivano le energie per fare crescere l'Italia industriale, moderna e proiettata nel futuro. E infine il divertimento che spesso si esaurisce in impianti sciistici abbandonati, funivie mai rimesse in funzione, discoteche diventate palestra per vandalismi di ogni sorta. Ma non si pensi alla denuncia dello scempio perpetrato in ragione dell'interesse di pochi. Per esempio, gli impianti idroelettrici che Lost Structures ha fatto conoscere sono stati costruiti ai tempi delle prime ferrovie che attraversavano le valli che declinavano verso la pianura Padana. Con l'energia prodotta si muovevano i treni, i primi insediamenti produttivi nel settore tessile, meccanico e cartario attingevano forza motrice e le comunità circostanti beneficiavano di luce e energia elettrica. Gli impianti, prima del gigantismo della SADE ovviamente, erano relativamente piccoli, ben costruiti e concepiti con ridondanze in modo da potere essere potenziati a fronte di un incremento della richiesta di energia. Le strade di collegamento sono ancora oggi in uso e vengono percorse anche per escursioni su panorami fantastici. Oggi tutto questo non è più recuperabile. Niente potrà essere messo in funzione. L'obsolescenza, l'inattività qualche calamità come alluvioni e terremoti hanno fatto il resto. Non da ultimo lo spopolamento delle valli che non giustifica più investimenti di tale portata. Oggi è solo la memoria che ci porta a visitare questi posti, una memoria non storica o ideologica, ma materiale derivante proprio da quello che posso toccare e vedere. Se poi qualcuno, bravo, preparato e competente ci da una mano a capire, è meglio. 

www.youtube.com/@LostStructures

https://www.archiviodigitale.icar.ben...

giovedì 3 ottobre 2024

Chiodo scaccia chiodo

Nella solita logica punitiva salviniana le colpe dello scompiglio ferroviario dello scorso 2 di Ottobre che ha sconvolto Centro e Sud Italia sono di una ditta esterna che ha incautamente piantato un chiodo che ha generato, in stretta successione, la serie di eventi nefasti succeduti ieri.  I colpevoli sono già stati messi di fronte alle loro responsabilità, tuona il ministro, e per sempre privati del privilegio di lavorare in futuro per le ferrovie. Va bene, chi sbaglia paga, ma era proprio il caso di fare pubblica accusa dei pasticci combinati da altri. "E' colpa di un chiodo piantato maldestramente". Ma era il caso di dirlo? Ci vantiamo di avere uno dei sistemi ferroviari ad alta velocità più avanzati del mondo, ma diventa vulnerabile per un buco fatto da uno sconsiderato. Allora questo vuol dire che i nostri viaggi in treno possono essere messi a rischio per una sbadataggine, non escluso anche per colpa di un sorcio, che notoriamente è goloso di cavi elettrici. Ma prima di sparare a zero su qualcuno (topi compresi), non sarebbe meglio aumentare le verifiche di sicurezza immaginando tutti i possibili incidenti, dai più insignificanti, vedi chiodo, ai più catastrofici (esiste qualche cosa del genere che si chiama recovery plan e lo usano già anche nei ristoranti e negli stabilimenti balneari). E non sarebbe anche opportuno controllare l'affidabilità delle aziende che collaborano, prima che il danno venga causato e non fare la faccia cattiva dopo? E chi avrebbe la responsabilità di testare l'affidabilità dei collaboratori esterni. Le Ferrovie; ma dai? E poi è il caso di dire che le nostre ferrovie possono essere messe ko da un chiodo? Se qualche fanatico comunista, anarchico e ambientalista (per non menzionare altre categorie care al ministro Salvini) gli venisse in mente di piantare un altro chiodo, questa volta al nord. cosa avremmo il Paese bloccato per due chiodi?

Non poteva il ministro Salvini rispondere democristianamente con le solite frasi tipo "stiamo monitorando gli eventi, stiamo attuando i provvedimenti d'emergenza previsti, cercheremo le cause e i responsabili" sapendo che nessun responsabile sarebbe mai stato punito?

Non poteva Salvini non lasciarsi sfuggire per una volta l'occasione per stare zitto?

 

 

martedì 17 settembre 2024

Ma quali confini?


Salvini ha decisamente toccato il fondo con la sua retorica fuori luogo sulla difesa dei confini della patria. Ha funzionato per un po' giusto il tempo per prendere voti e acquisire notorietà, ma adesso la misura è colma. Inascoltabile. Anche perchè l'idea di difendere qualchecosa deve necessariamente essere abbinata ad un qualcuno da combattere. E nella retorica salviniana quasi mai chi attenta all'integrità della patria sono i profughi disgraziati, ma tutti quelli che ci girano intorno: ecco dunque le accuse agli operatori delle ONG, ai giudici, alla sinistra buonista, insomma tutto il mondo civile che semplicemente non la pensa come lui. E che non pensa neppure a lui. E' bene che Salvini, che adesso dovrà solo difendere se stesso dalle gravi accuse che gli sono state addebitate, sappia che qualcuno che difende la patria, lecitamente e onorevolmente, esiste veramente. In primis il presidente Mattarella sempre vigile nel difendere i confini della nostra Costituzione quando i principi fondanti che sono democratici, solidaristici e antifascisti vengono attaccati dalle manovre subdole di chi ritiene di poterle scardinare. Il suo operato è attento, inesorabile, puntiglioso e rigoroso. Mattarella difende i confini della Carta Costituzionale dagli attacchi che potrebbero minare la nostra idea di libertà e di convivenza. E non se ne vanta. E' la senatrice Segre che difende con forza e senza sconti i confini della civiltà dagli attacchi delle barbarie che ormai attentano continuamente alla storia del nostro Paese rileggendo i fatti più esecrabili del nostro passato recente con una ingiustificabile clemenza. Anche chi ha deciso di perlustrare il tratto di mare più segnato da invisibili lapidi del mondo e che aiuta dando una mano a chi di confini ne ha superati tanti, troppi e non vuole che il mare diventi il confine che non si riesce a superare. La mano tesa di chi li salva è la difesa della dignità dell'Uomo. Ma anche loro non se ne vantano. Al massimo presenziano al processo di Salvini a Palermo. E in ultimo, se proprio vogliamo fare della retorica, parliamo delle decine di migliaia di giovani italiani, tanti del sud, che sono morti difendendo, loro si, i confini della patria dell'Italia della guerra della prima guerra mondiale. Giovani e morti per ragioni indecifrabili, difficili da comprendere. Loro avrebbero diritto a dire che hanno difeso i confini della patria. Nessuno di loro ha potuto però difendersi dall'orribile macello della guerra. Salvini si consideri fortunato a non avere fatto la guerra. 

Genny 'a kultura

Il caso Sangiuliano non deve stupire per l'avvicendarsi delle situazioni scabrose e boccaccesche che hanno ravvivato questi ultimi giorni di un'estate afosa. Cambiano le latitudini, le lingue parlate, i colori dei governi, ma i clichè della vicenda sono sempre i medesimi: il potente di turno che perde la testa per un'avventuriera affamata di successo e di notorietà. Seguono le facilonerie, gli strafalcioni istituzionali, i gesti avventati seguiti da ripicche e ricatti. E tutto viene alla luce. Sangiuliano è saltato. Era il più debole tra tutta la compagine di ministri, il meno attrezzato (oltre che il meno preparato) e anche il meno dotato (phisique du rol). E allora ha dato fondo all'unica arma che aveva: il potere. Usandolo male come d'altra parte fanno tutti quelli di questo governo. Ma il potere è uno strumento che serve per governare il bene comune. Usato a sproposito è micidiale. Per tutti. 

giovedì 1 agosto 2024

Ma proprio lei?

 Ma come, proprio lei, Presidente Meloni, rintuzza la polemica sull'atleta algerina Imane Kelif? Giorgia Meloni "il" Presidente del Consiglio (per sua specifica richiesta) contro "il" campione di boxe algerino?

A questo punto è forse solo una questione di articoli?




martedì 30 luglio 2024

Opere di bene

A dimissioni avvenute, qualche considerazione sull'ex presidente della Liguria Giovanni Toti, che dopo ottanta giorni di reclusione domiciliare avrà ora tutto il tempo per preparare la sua difesa e arrivare ad una auspicabile assoluzione. Auspicabile perchè il buon Giovanni è assolutamente convinto di avere saggiamente e rettamente governato la Regione che i suoi elettori gli hanno affidato. La convinzione che abbia fatto solo del bene è talmente forte che i giudici in sede di valutazione, con immaginabile sconcerto, hanno preferito mantenere le misure cautelative perchè, a loro giudizio, l'indagato dimostra di non avere  compreso appieno i carichi di responsabilità penale che gli vengono addossati. Toti onesto, fino in fondo, vede solo il bene dove gli altri vedono il torbido. Tuttavia una considerazione un po' tendenziosa è giusto farsela: ma se anche non avesse fatto nulla di male, di bene che cosa ha fatto? E' possibile che un presidente di Regione passi buona parte del suo tempo (vedi fonti investigative) a bordo di barche di lusso di imprenditori che tengono in mano le principali attività economiche della città? E che discuta di concessioni di spiagge e accessi al mare a favore di speculatori edilizi che, nonostante il sacco edilizo della Liguria degli anni passati, continuano a costruire sulla riva del mare. E' che accordi spazi e terreni per la costruzione di centri commerciali di una nota catena che ha sempre osteggiato le cooperative a falce e carrello? Ma di buono per la sua terra che cosa faceva? Che provvedimenti ha preso per contrastare lo squilibrio idrogeologico che ad ogni temporale trasforma città e paesi in fiumane aquitrinose? Per migliorre il sistema viario che è un disastro ormai da anni? Per rivitalizzare una delle regioni con il più basso tasso di natilità d'Europa? Per i servizi sanitari che continuano ad essere tagliati rischiando di fare diventare borghi e paesi dell'entroterra dei villaggi fantasma? Toti non avrà fatto niente di male, ma neppure di bene.


martedì 9 luglio 2024

Captain Berlusconi speaking

Leonardo da Vinci, Marco Polo, Cristoforo Colombo, Silvio Berlusconi. Chi è l'intruso? Un grande scienziato e due famosi navigatori ognuno con il suo bell'aeroporto intitolato (rispettivamente Roma, Venezia e Genova) e un...politico? imprenditore? donnaiuolo? evasore? Berlusconi è una persecuzione per questo Paese. E' passato un anno dalla sua scomparsa e ancora riesce a fare quello che ha sempre fatto: dividere gli italiani. Anche da morto. Diciamo che i vivi comunque si danno da fare per assecondarlo. La mossa di Salvini di proporre l'intitolazione dell'aeroporto della brughiera al Berlusca ha lasciato molti dubbiosi e perplessi. Ma è il caso? Così presto? Ma che cosa avrà fatto per meritarselo. Diciamo poco, e sicuramente niente per l'aviazione. La conquista dei cieli dai fratelli Wright alle stazioni spaziali orbitanti sono il risultato di decenni di ricerche analisi, impegno intellettuale, prove e riprove, esperimenti e contro esperimenti. Insomma quello che si dice lo studio e il sacrificio. Oggi possiamo affrontare viaggi in aereo in sicurezza perchè ingegneri, ricercatori, fisici e studiosi si impegnano ogni giorno in scuole, università, centri di ricerche, gallerie del vento, laboratori e uffici di progettazione. Diciamoci la verità: a Berlusconi questa "roba" qui ha sempre dato un po' fastidio. Era lui che inviata le "belle ragazze" a sistemarsi sposando uno ricco e da premier inviatava gli imprenditori esteri a investire in Italia perché "ci sono delle belle segretarie". Le sue riforme per la scuola hanno contribuito ad una precarizzazione del corpo docente e a rendere la carriera da insegnante una strada di ripiego. E a prosciugare le già scarse risorse di cui la scuola italiana ha sempre avuto gran bisogno. Diciamocela tutta: fosse per la convinzione di Berlusconi verso lo studio oggi non avremmo neppure gli aerei con le ali di tela cerata. Ma lui sicuramente il suo contributo all'aviazione lo avrebbe dato: avrebbe inventato le hostess!

mercoledì 3 luglio 2024

Formidabili quei pazzi

Gli anni che hanno percorso la storia italiana che vanno dagli inizi degli anni '60 fino alla metà degli anni '70 sono stati gli anni del cosiddetto "disgelo costituzionale" quando cioè dall'immobilismo degli anni precedenti si decide di mettere mano alle riforme che la nostra Costituzione reclamava ormai da parecchi anni: scuola, diritti civili, lavoro, emancipazione femminile, mobilità sociale, sindacati e tutele operaie. Ma sono stati anche gli anni delle riforme a favore della salute soprattutto di donne, madri, minori e anziani. Compresa quella di una categoria di persone allora ritenute invisibile: i pazzi. Un’immagine di cosa fosse in quegli anni la condizione del malato psichiatrico ce la restituisce un podcast disponibile su Rai Play Sound che riprende tutti i servizi che la Rai trasmise sull'argomento in quegli anni. Le cure psichiatriche cominciarono a diventare argomento non più solo di medicina, ma anche di lotta, rivolta e "impegno" da parte di studenti, giovani medici, giornalisti e fotografi che entrarono di soppiatto nel mondo sospeso negli sterminati manicomi all’epoca ancora in funzione. Ma anche grandi firme della televisione di allora come Sergio Zavoli affrontarono gli scenari apocalittici che si presentavano ai giovani psichiatri che avevano altre idee sulle malattie mentali.  In primis Franco Basaglia direttore sanitario presso le strutture manicomiali che fecero da guida per la rivoluzione della legge 180 del 1978: Gorizia, Parma e Trieste. Entrare in un manicomio era un'esperienza allucinante. Ma la Rai ci entrò e diffuse immagini terribili e inimmaginabili in un periodo in cui la televisione di Stato non era ancora “lottizzata” ma dipendeva direttamente dagli umori del Governo per quanto riguardava scelte editoriali e palinsesti. Eppure il tema della cura del disagio mentale e della inadeguatezza delle strutture e delle persone deputate a proteggere il malato la Rai lo affrontò per tanti anni fino alla promulgazione della legge 180 del 1978 che eliminerà la vergogna dei manicomi e degli inumani trattamenti praticati da medici senza scrupoli - è emblematica la figura del professor Giorgio Coda detto l'"elettricista di Collegno" per l'uso spregiudicato dell'elettroshock - ma riaprirà nuove tensioni e criticità per molti versi dibattuti ancora oggi. La Rai di allora si fece carico di questo aspetto e lo illustrò con grande senso di responsabilità dando voce ai tanti, medici, infermieri, volontari, associazioni e politici, ma anche pazienti e ex malati che presero a cuore il problema del disagio mentale. Sopra tutte ovviamente la voce di Franco Basaglia e il suo costante impegno per traslare la visione del problema dalla malattia mentale alla persona coadiuvato dalla moglie Franca Ongaro e dalla giovane generazione di medici che iniziarono a lavorare con e come lui. Il podcast è un utile e interessante collage di documenti e testimonianze realizzate in tempi in cui era forte il timore che le forze che governavano il Paese potessero mettere tutto a tacere. Eppure giornalisti coraggiosi, capaci e sensibili hanno denunciato una situazione di enorme degrado che sarebbe difficilmente emersa. In un’Italia in cui il venerdì Santo si impediva che Carosello andasse in onda per assecondare il digiuno imposto per precetto, una bella conquista di impegno civile. 

Archivi della follia: in cerca di Franco Basaglia - Scritto e realizzato da Vanessa Roghi - Disponibile su RaiPlaySound

Mettiamoci la pezza

La senatrice Liliana Segre ha ritenuto opportuno chiedersi se sarà ancora necessario scappare dal proprio Paese per evitare nuove discriminazioni. Posso immaginare il dolore e la rabbia della senatrice che oltrepassati i novant'anni si trova ancora a dovere assistere all'ennesima sconcia rappresentazione di fanatici e teste rasate che inveiscono contro ebrei, diversi e avversari politici. Subito accorrono i rappresentanti dei partiti di maggioranza per escludere ogni pericolo di ritorni al passato, deportazioni, progrom o notte dei cristalli. 

Ma il fatto che una persona, si, basta anche una sola, abbia avvertito la sensazione di sentirsi in pericolo, comporta il fallimento della politica. Le rassicurazioni sono forse peggio del buco.

martedì 18 giugno 2024

(Ri)Giriamo il sasso


Dove erano tutti i fanatici dei saluti romani, degli attacchi omofobi, delle discriminazioni razziali, dell'apologia del fascismo, della rievocazioe dei forni crematori, dell'uomo solo al comando, del duce che ha fatto anche cose buone? Dove erano tutte queste figure mentre una giovane democrazia volgeva lo sguardo verso un futuro difficile e impervio? Erano personaggi che vagavano nell'ombra per nascondere segreti, confondere le tracce, contraffare le prove. Erano persone che agivano al crepuscolo. Difficili da prendere: scaltri, veloci, iperprotetti da guarentigie politiche ed economiche. Ma oggi è diverso. Una pietra levigata scaldata dal sole e delavata dalla pioggia una volta girata mostra al mondo la sua vita sotterranea fatta di vermi, larve, lombrichi che si agitano e si dimenano. Ecco chi sono queste figure che oggi vogliono riprendersi la scena con gesti plateali, affermazioni aberranti, conclusioni senza capo né coda. Scaldati dal sole che non hanno mai visto e inebriati dalla luce a lungo negata rivendicano il diritto di dire la propria. Senza limiti, scavalcando il normale buon senso della storia, in spregio alla sofferenza di coloro che questo Paese hanno contribuito a costruire. Fino a quando qualcuno rivolterà la pietra che ha mostrato al mondo il verminaio e il mondo al contrario tornerà ad essere quello dove un popolo civile potrà pensare di essere in una comunità di giusti. 

martedì 11 giugno 2024

"Dove eravamo rimasti?"

Mimmo Lucano è stato eletto al Parlamento Europeo e tornerà nuovamente anche a fare il sindaco della sua Riace. E' un po' il "dove eravamo rimasti?" di Enzo Tortora tornato dopo anni di penoso e ingiusto supplizio a fare la sua amata televisione. Mimmo Lucano ha subito detto che molte persone non sono contente del suo ritorno e ha citato un nome, sopra a tutti: Matteo Salvini. Ha ricordato l'accanimento con il quale un certo mondo gli si è rivoltato contro, le accuse che gli sono state mosse, il discredito della sua persona e il disprezzo del suo lavoro. Ma stia tranquillo il neo eletto: nessuno lo accuserà più. Nessuno lo accuserà di essere un delinquente, un colluso con le organizzazioni dei trafficanti di uomini. Nessuno oserà più alzare un dito contro di lui perchè Mimmo Lucano è tornato agli onori del mondo. I vigliacchi attaccano quando la preda è debole. Quando arranchi dentro una fossa loro ti calpestano le mani, ma se fai tanto di uscirne sono pronti a scappare. Sentono l'odore del sangue e istigano il popolo alla lapidazione, ma non tirano una pietra. Inneggiano alla guerra santa contro il nemico, ma sono i primi a defilarsi. Protetti da una carica, una divisa o un supposto privilegio abusano dei propri poteri per procurare ulteriori sofferenze a chi già soffre. Come il secondino sadico del Miglio Verde, che alla fine verrà fagocitato dalla propria malvagità. Nessuno di questi procurerà più fastidio perchè l'unica cosa di cui hanno paura è il coraggio. Degli altri.

martedì 4 giugno 2024

L'ultimo caduto della Guerra

Uno degli episodi più toccanti della famosa serie televisiva "The Twilight Zone" andata in onda negli Stati Uniti a cavallo degli anni '50 e '60 è quello ambientato ai tempi della guerra di Secessione nel corso della quale l'esercito americano si scontrò in una sanguinosa serie di battaglie campali contro gli Stati Confederati del Sud intenzionati a non cedere alla pressione degli Stati del Nord principalmente per l'abolizione della schiavitù. Abramo Lincoln era il Presidente e la guerra fu infine vinta dall'esercito federale; la popolazione nera americana potè ufficialmente dirsi libera anche se sarebbe stato ancora necessario percorrere una lunga e tortuosa strada che sarebbe passata anche attraverso la morte del presidente Lincoln assassinato per mano di un fanatico. Ma andiamo all'episodio: una turba disperata di soldati di entrambi gli schieramenti passa ininterrottamente davanti ad una casa in stile coloniale che vide sicuramente tempi migliori e che deve adesso adattarsi allo sfacelo della guerra persa e alla malinconia delle sale, un tempo fastose e adesso vuote e silenziose.  Seduta su una sedia con aria affranta e in preda a febbri maligne sta una donna dalla bellezza sfiorita. Aspetta il marito partito per la guerra con l'esercito sudista. Partito e non ancora tornato. Lavinia aspetta, ma tutto assume un'aspetto spettrale. La folla di disperati cammina in silenzio trascinandosi cenciosa, zoppa e mutilata. Passa un soldato sudista. Si offre di fare compagnia alla donna che accetta solo perchè con la chitarra rievoca una canzone che le ricorda Jud, suo marito. Passa un soldato a cavallo. Ha la divisa del nemico. Lavinia gli spara, ma lo sparo non lo scalfisce neppure. Non ha volto, non ha corpo. Ormai è solo uno spirito diretto verso un dove che nessuno conosce. Arriva anche Jud, ma anche lui deve andare non può fermarsi. E' indifferente ai progetti che gli espone la moglie per ripristinare la casa, piantare i fiori, badare al raccolto. Deve andare. Lavinia non capisce. E' sconvolta. Si getta a terra chiamando Jud. Ormai sulla strada non passa più nessuno se non un uomo vestito di nero con un cappello a cilindro in testa. Tende una mano gentile e premurosa alla donna che si rialza e lo guarda. E' Abramo Lincoln, l'ultima vittima della guerra. Le sorride e con tenerezza le indica la strada invitandola a seguire il marito. Anche lei ha superato la paura che tanto spaventa gli uomini perchè "la morte, fine necessaria, verrà quando verrà".

The Twilight Zone (Ai Confini della Realtà) Stagione 3 Episodio 4 - The Passersby - Trasmesso negli USA il 6 Ottobre 1961

giovedì 30 maggio 2024

Do you laic?

Forse è bene che qualcuno spieghi a Giorgia Meloni che uno stato laico non è quel posto meraviglioso dove non solo la religione non influenza la vita civile, ma anche dove una  comunità che forma un Paese con le proprie idee, e convinzioni religiose è in grado di esprimerle e praticarle senza  ingerenenze o limitazioni. Tutte le religioni, nessuna esclusa. Tenuto conto però dei molti impedimenti che vengono posti in essere quando si tratta di concedere spazi per la preghiera e le liturgie musulmane, sembra che la laicità vada, è il caso di dirlo, a farsi benedire. 

L'invocazione beffarda di Meloni ai magistrati spronati a indagare sull'Imam di Torino suona male in un Paese che invoca la laicità dimenticandosi che l'opera della Magistratura è indipendente e non ascolta richiami o direttive da nessuno, tanto meno dalla politica. Un altro bello scivolone sulla laicità. 

La nostra premier invoca l'intervento della Magistratura sull'Imam per supposta propoganda jihadista avvenuta in occasione dell'occupazione dell'università di Torino. E' doveroso certamente nel caso in cui si approfittasse di una sede istituzionale per diffondere proclami violenti indagare i facinorosi, processarli e condannarli. Ma se si fosse trattato di un'opinione politica espressa da un una persona sentimentalmente vicina ad un popolo che sta subendo un assurdo martirio per accusare gli autori di questa sciagurata carneficina, allora, forse è meglio parlare di libera espressione di un'idea e non si può accusare una persona di terrorismo solo perchè parla arabo. 

La presidente del consiglio richiama i principi della reciprocità asserendo che gli islamici pretendono di fare proseliti "a casa nostra" e poi impongono di togliere il crocefisso dalle aule. A parte il fatto che il crocefisso andrebbe subito tolto da tutti i locali pubblici, non per imposizione altrui, ma per intelligenza e spirito laico dello Stato che deve evitare tutto quanto può essere divisivo. Come capita spesso con l'avvento del populismo al potere si tende spesso (e malignamente) a confondere fede e tradizione. Il simbolo della cristianità appeso ad un muro come la pizza e il parmigiano e guai a chi ce li toglie. 

La nostra premier dovrebbe fare molta attenzione prima di lanciare strali contro gli esponenti di altre religioni, in primis musulmani, trincerandosi dietro le supposte attività di terrorismo o di radicalizzazione di giovani universitari. Il processo di integrazione del nostro Paese, è lungo e complesso, ma soprattutto delicato e la consapevolezza che centinaia di migliaia di uomini e donne di buona volontà lavorano quotidianamente per formare gli italiani di domani dovrebbe fare pensare prima di parlare. 

giovedì 9 maggio 2024

L' America in bianco e bianco


"Gli italiani sono solo quelli con la pelle bianca", ha dichiarato quel tale che dismessa la divisa da militare si sta prodigando per raccogliere consensi e portare le sue belle idee nel cuore dell'Europa. "Quelli che hanno la pelle nera li rispetto, ma non sono italiani" ha rintuzzato il generale, giusto per ribadire il concetto. Peccato perchè il vero punto della questione non è la nazionalità concessa per supposte virtù cromatiche, ma un senso più alto di "nazione" (in questo caso si può dire) che abbia solidi presupposti di apertura e disponibilità nei confronti di chi, venedo da fuori, ci porta diversità di vedute, ovvero ricchezza culturale. Sicuramente Vannacci non è il primo a vedere con una scala cromatica ridotta la società in cui vive. Gli Stati Uniti degli anni '50 nel periodo del boom economico seguito al dopoguerra sognavano ancora una società di soli bianchi, possibilmente biondi, protestanti e di origini anglosassoni. I neri semplicemente non esistevano; gli era preclusa ogni presenza nei quadretti idilliaci che rappresentavano il più alto standard di vita dell'occidente. Le prove schiaccianti sono le pubblicità che campeggiavano sui giornali e sulle riviste rivolte alla classe media americana alla ricerca dei simboli del benessere: automobili, elettrodomestici, viaggi. Non c'è una faccia nera, non una. Solo bianchi, belli, sani e felici. Li trovi su lucenti automobili cariche di cromature, soddisfatti davanti all'apertura di un frigorifero pieno di prelibatezze e estasiati durante il decollo dell'aereo che li porterà in Florida per le vacanze di Natale. Non si considera che all'autolavaggio che ha reso brillante la macchina nuova ci lavori un ragazzo di colore, che il latte, la birra che riempiono il frigorifero siano stati consegnati da un fattorino nero e che l'addetto ai bagagli dell'aeroporto di partenza sia un uomo con la pelle nera che in vita sua ha fatto solo lavori di fatica. Eppure c'era già stato Lincoln, l'esercito sudista e schiavista era stato battuto, i soldati afroamericani avevano combattuto in Europa, erano sbarcati in Normandia per liberarci dalle dittature. Ma questo non sembrava interessare a chi insisteva in una rappresentazione di un'America mono razza, mono colore, mono religiosa. Bisognerà aspettare la fine degli anni '60 per vedere finalmente su una pubblicità una famiglia di neri che sceglie un'automobile in una concessionaria. Nel frattempo avevano anche ammazzato un leader afroamericano e un probabile presidente che si batteva per i pari diritti di tutte le minoranze. Poi, molto dopo, è arrivato Vannacci che ci crede veramente, ma soprattutto ciecamente considerato che il mondo, anche quello delle pubblicità specchio dei tempi, è rappresentato con tutti i colori del mondo. 


giovedì 18 aprile 2024

La forza della reazione

Dice bene il giudice Gherardo Colombo nel suo podcast "lo Stato parallelo" (lo trovate su Rai Play Sound) dove racconta il suo operato di procuratore alla ricerca delle trame legate alla loggia P2: ogni qual volta arrivano ondate di progresso sociale e civile, ovvero quando uno dei precetti fondamentali della nostra Costituzione viene attuato, la reazione interviene con azioni rivolte a diminuirne gli effetti. Così è stato agli inizi degli anni '70 con le conquiste dello Statuto dei Lavoratori, i movimenti operai e sindacali. l'affermazione del divorzio e la legge sull'aborto. Tutto il resto del decennio è stato un susseguirsi di attentati, stragi e omicidi che non sempre possono essere spiegati con il terrorismo e gli anni di piombo. Le trame nascoste dallo Stato erano all'opera per cercare di eliminare le conquiste della democrazia. La forza della "Reazione", molto bene espressa dalla loggia P2 e da buona parte dei suoi appartenenti, era all'opera con l'intento primario di costringere il Paese in uno stato di perenne terrore. 

Le cose non sono cambiate di molto, ma gli scenari si. Oggi le spinte verso il miglioramento del nostro Paese provengono soprattutto dalla capacità di assecondare o contrastare il processo di integrazione con le persone che hanno scelto di lasciare il proprio Paese e venire a vivere in Italia. Questo vuol dire riconoscere le diversità, e soprattutto immaginare quale potrà essere l'immagine del futuro degli italiani. Chi non riesce a fare uno sforzo per immaginare la società futura si trincera dietro la difesa delle tradizioni accusando di tradimento chi svende la propria identità in nome del supposto "buonismo" di cui, secondo la destra nazionalista che ci governa, sarebbero affette tutte le forze progressiste della sinistra. Chi invece intravede quello che potrà avvenire in un futuro prossimo comincia a mettere in atto le scenografie del domani. Come don Claudio Borghi che ha dato il via ai festeggiamenti per la fine del Ramadan mettendo a disposizione gli spazi comuni della sua parrocchia di Renate in Brianza, ospitando i duecento musulmani che hanno condiviso con altrettanti cristiani i cibi e le bevande di questo rito. La reazione non si è fatta attendere. Il capogruppo della lega in Regione si è subito dato da fare per sottolineare l'opportunità di una simile iniziativa stigmatizzando che un territorio che dovrebbe essere sottoposto all'esclusivo dominio della cristianità possa diventare terra di conquista di musulmani. Interpellato in merito don Borghi non si è speso in azzardate giustificazioni. Ha semplicemente ribadito quello che un vero cristiano dovrebbe avere ben presente: siamo figli dello stesso Dio. Oggi è Renate, ma l'anno prossimo ci saranno molte altre Renate e altri don Claudio che spalancheranno le porte degli oratori ai fratelli musulmani che verranno in pace. Questa si chiama integrazione. Chi resiste dovrà farsene una ragione.

giovedì 11 aprile 2024

Berlusconi Turrito

E' di questi giorni la notizia che il Governo italiano abbia dato il via libera all'emissione di un francobollo dedicato a Silvio Berlusconi. L'uscita è prevista a giugno in occasione dell'anniversario della morte. 

Un po' difficile da credere, ma in fondo non è poi così sbagliato ricordare con un francobollo un personaggio come Berlusconi. Di grandi cose ne ha fatte, ma certo non tutte egregie. Però, era proprio il caso di ricordarlo dopo neanche un anno dalla morte? Non sarebbe stato meglio fare decantare i suoi trascorsi? Così tanto per non appesantire quell'aria di agiografia forzata che necessariamente l'immagine vorrà trasmettere.


Ma poi chi usa ancora i francobolli? L'effige di Berlusconi (ma davvero scriveranno "il Berlusca"?)  non viaggerà poi tanto per posta ordinaria. Forse qualche vecchio nostalgico approfitterà per mandare una spiritosa cartolina agli amici del bar in occasione di qualche gita. L'uso esiguo e rarefatto che si fa di lettere e cartoline non fomenterà la notorietà del nostro personaggio tra le leve più giovani abituati ad altre missive. Interesse collezionistico? Forse, ma non si poteva continuare allora con la serie dell'Italia Turrita? 

A proposito di collezionisti: chi ha conoscenza dei francobolli usciti durante il periodo della Repubblica sa che i francobolli possono essere emessi anche per commemorare le disgrazie. Ecco...



giovedì 21 marzo 2024

Le nostre tradizioni

Il vescovo di Asti, monsignor Marco Prastaro, ha scritto una lettera rivolta alla comunità dei fratelli e delle sorelle musulmane per augurare che il periodo del Ramadan coincida con un un periodo di rinnovamento interiore che possa generare opere di misericordia. La parole contenute nella lettera toccano molti punti che le due religioni hanno in comune, soprattutto un cammino verso pace e giustizia. 

Questa lettera è un'iniziativa che aveva cominciato il predecessore di monsignor Prastaro, monsignor Ravinale ed è sempre risultata molto gradita alla comunità dei musulmani della città. A fine Ramadan l'imam di Asti invita sempre il vescono alla festa rituale. 

Una bella iniziativa che sicuramente scalda i cuori di chi crede che una perfetta integrazione tra culture diverse sia possibile quando persone intelligenti e volenterose si mettono in gioco aprendo il proprio cuore verso lo straniero. La strada a volte è segnata; altre volte bisogna cercarla. Il vescono di Asti, ma anche il preside della scuola di Pioltello la strada l'hanno dovuta cercare. Probabilmente è quella che porterà ai frutti migliori, ma per molti non lo è. 

A quei pochi che credono che si tratti di sottomissione e sudditanza verso chi vuole stravolgere "le nostre tradizioni" rispondono ancora i tanti che credono che la prevalenza sia solo quella del rispetto.

P.S.: quando si sente il politico di turno tuonare contro lo straniero che vuole privarci delle "nostre tradizioni" riferendosi alle grandi celebrazioni cristiane provo un certo imbarazzo. Le tradizioni sono il panettone, il pandoro, la colomba e l'uovo. Natale e Pasqua fanno parte della religione. In mezzo c'è solo ignoranza e supponenza.

L' Antiscenza al Parlamemto