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giovedì 6 giugno 2013

La vita e la memoria

Non suonino come un rimprovero le parole di Papa Francesco quando afferma che un uomo che muore di fame non fa notizia, mentre i dati dell'andamento finanziario diventano oggetto di interesse generale. La storia e l'Umanità non si sono mai fermati davanti al dolore del mondo; lo hanno giustificato con dati e fatti e spesse volte i dati coincidevano con i listini delle quotazioni di borsa. Siano invece, le sue parole, comprese come una pura verità alla quale non ci possiamo sottrarre, sia per aiutare quell'uomo che muore e tanto meno per modificare l'andamento delle contrattazioni di borsa. Accettiamolo e basta. Accettiamolo perché il nostro mondo è piccolo e non può arrivare a comprendere tutto il male dell'universo. Il nostro vivere, così come lo dipingiamo con la mente,  è riempito e svuotato costantemente delle cose buone che gradualmente vengono sostituite da cose meno buone, inutili vacue. Il lavoro è importante, la responsabilità ben riposta, l'attaccamento e l'impegno sono fondamentali per consolidare la propria posizione sociale e di censo, ma come suonerebbero adesso per chi ha dimenticato per otto ore, che beffardamente sono tante quante le ore di lavoro contrattualmente convenute, il figlio in un macchina diventata un forno? Nulla, meno di zero. E' come se scoprissimo, uscendo dai luccicanti uffici di una city che quell'uomo che muore accucciato sotto un portone è nostro padre. E noi ci siamo dimenticati di essere figli. Fino al momento in cui non lo avremo più.

venerdì 29 marzo 2013

Il vero senso di essere Francesco


Il pellegrino scalzo che prega impassibile sotto la pioggia in piazza San Pietro a Roma non è l'immagine di un Chiesa d'altri tempi, ma l'icona di quella che sarà domani. Non una Chiesa povera, ma libera.
Papa Francesco ha colto il nesso indissolubile che lega l’assenza di vincoli materiali con la piena condivisione dell’Ideale. In questa assenza di legami scaturenti dalle troppo sapienti arti del compromesso e della negoziazione poggia la forza del nome che il nuovo capo della Chiesa ha voluto imporsi.
San Francesco ha rinunciato a tutte le sostanze paterne, non ad una parte di queste. Così ha fatto e farà Papa Francesco che con le sue rinunce sta di fatto smantellando il sistema di compromessi che ha garantito il perseverare dell'interesse terreno sulla componente morale e spirituale della Chiesa. Le sue rinunce di oggi sono la sua forza domani.
Non è la spiritualità di quest'uomo che non ha indugiato un solo momento a rompere gli schemi, ma la sua assoluta libertà nel volere essere a tutti costi quelli che gli piace essere.
Le scelte minimaliste del Papa oggi sono amplificate dal megafono della comunicazione che, ormai disabituata alla anormalità, persegue con stupore le mosse irrituali di un attore che sembra avere scordato la sua parte. Tra poco la sua forza si sfogherà all’interno delle mura ben cintate della invalicabile fortezza vaticana e solo allora potremo misurare gli effetti della sua forza.
Nel frattempo il nuovo Francesco strabilia con il suo essere prete tra la gente, ma colpisce l’immaginazione solo di chi la Chiesa la conosce e la pratica poco. Solo chi preferisce ingaggiare con la Chiesa Cattolica il dibattito sui temi pelosi dell’omosessualità, dell’aborto, della contraccezione trova eccezionale il nuovo Papa. Certo non si sorprende colui che conosce la vita dei sacerdoti di tutti i giorni.
Il nome del nuovo Papa darà ragione al gesto di quel pellegrino sotto la pioggia. Non è solo fanatismo. Francesco non è una sorpresa per chi è credente.

L' Antiscenza al Parlamemto