Visualizzazione post con etichetta guerra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta guerra. Mostra tutti i post

giovedì 21 marzo 2024

Uomini di buona volontà

 Il Papa che dice parole di pace è sicuramente un buon Papa accettato da tutti. Il Papa che tuona contro la guerra va ascoltato, ma a molti da un po' fastidio che si occupi di aspetti di geopolitica invece che di anime e dogmi. Se poi arriva a raccomandare ad uno dei contendenti di adoperarsi per la pace allora è un invito alla resa, un inchino alle prevaricazioni del più forte. Eppure chi è cristiano dovrebbe avere bene in mente che il mondo migliore è fatto dalle persone di buona volontà. Quante volte abbiamo sentito parlare di uomini di buona volonta? Il Vangelo ci svela tanti uomini di buona volontà: dal padre del figliol prodigo al ladrone che si pente in croce. Ecco chi sono gli uomini di buona volontà: semplicemente sono coloro che sanno tendere una mano aperta per dire: io sono qua e sono pronto a confrontarmi con te se anche tu sei disposto a farlo come me. Senza false intenzioni, senza pregiudizi. Non è facile. Eppure io sono sicuro che Papa Francesco intendeva proprio questo. L'Ucraina faccia un passo avanti e riconosca un terreno sul quale trattare lasciando perdere il passato e guardando solo al futuro. Perché gli ucraini, come anche tutti i popoli in guerra, la cosa che desiderano di più è il futuro. Il passato, in fondo, sarà presto solo un libro di storia. 

martedì 4 giugno 2019

Eugenio De Franceschi, l'onore della fuga

La storia della fuga di Eugenio De Franceschi rientra tra le migliaia di casi di diserzione registrati durante la Prima Guerra Mondiale. La diserzione era vista come atto di estrema viltà, tradimento della causa dello Stato e la codardia davanti al nemico veniva punita severamente, spesso con la pena di morte decretata sommariamente da ufficiali rancorosi, frustrati spesso impreparati al disagio della guerra e del tutto inadeguati all'esercizio del comando.
Il tenente De Franceschi sin dall'inizio della guerra si distingue per azioni di combattimento particolarmente ardimentose e beneficia in poco tempo della compiacenza dei ranghi più elevati del suo reggimento; capitani e colonnelli vedono nel giovane tenente l'esemplare più rappresentativo dell'entusiastica partecipazione interventista al conflitto, il campione dell'arrogante gioventù sprezzante del pericolo e amante della causa irredentista. Il tenente De Franceschi è l'eroe giovane e leale che si vorrebbe morto per poterne celebrare le gesta e l'ardimento in qualche cerimonia ufficiale. Ma De Franceschi non vuole morire e la guerra, adesso, gli fa orrore. Non vuole che una mina o una granata metta fine ai suoi giorni e non vedendo il conflitto finire decide di terminare la sua inutile parte di soldato complice di una inutile strage. Decide di scappare, di disertare. Di passare per un vigliacco, un codardo. Riuscirà nel suo intento grazie al coraggio, allo spirito di adattamento. Viaggerà con mezzi di fortuna lungo le coste della Croazia, della Dalmazia passando per le città e i paese della costa che conosceva grazie ai viaggi d'affari del padre, commerciante anconetano di frutta secca, che con serbi, montenegrini, albanesi e greci manteneva rapporti d'affari. Arriverà agli inizi del settembre 1916 in una sperduta isola greca di fronte alla Turchia e durante il suo soggiorno prenderà coscienza del suo atto di ribellione che apparirà più grande e immane di un semplice atto di insubordinazione. 
Ma la Guerra non è finita e sulle sue tracce di fuggiasco sta fiutando un abile funzionario dell'Esercito che riuscirà a trovare Eugenio grazie all'empatia di una condivisione di un desiderio di una nuova vita piuttosto che grazie alle delazioni di comandanti di carrette o violenti contrabbandieri. La guerra di Eugenio riprenderà ad essere combattuta su altre navi clandestine e mezzi di fortuna per concludersi, questa volta a Gibilterra, una terra di confine dove il tenente De Franceschi incontrerà il suo silente inseguitore che lo lascerà andare con una motivazione che lo sorprenderà. 

martedì 28 maggio 2019

Il tenente coraggioso che aveva paura della guerra.

La storia di Eugenio De Franceschi è la storia di un soldato valoroso che ha avuto paura di fare la guerra. Nato nel 1893 a Savona, nel 1914 si arruola con il grado di tenente dopo avere svolto il noviziato militare in Accademia a Torino. Allo scoppio della Guerra parte per il fronte e sulle trincee del Carso si distingue per diverse azioni di ardimento e coraggio, ma anche per l'esemplare disciplina degli uomini del suo plotone. Sparisce nel tardo ottobre del 1915 durante una licenza a Venezia. Il tenente D'Onofri, suo commilitone, testimonierà di avere sentito un tonfo nel canale e di avere visto, poco dopo, una mantella di lana da soldato riemergere dall'acqua. Ma del tenente De Franceschi nessuna traccia. Venne dato per morto annegato solo per alcune settimane, fino a quando un testardo e diffidente funzionario dell'esercito farà aprire , dalla Procura del Regno di Venezia, un fascicolo per diserzione. Sulle sue tracce viene messo un maturo ufficiale in carica presso l'esercito con funzioni di sorveglianza e coordinamento dei giovani ufficiali di complemento, il capitano Moroni, che solo grazie alla capacità di rielaborare le paure di un giovane soldato alle prese con l'angoscia della guerra e l'orrore vissuto prima della carica riuscirà a capire quale verso abbia preso la vita del tenente De Franceschi. Dopo un lungo peregrinare nell'Adriatico e in sperdute isole greche l'inseguimento prosegue attraverso il Mediterraneo sconvolto dalla guerra navale e arriva in Spagna dove il capitano Moroni incontrerà De Franceschi solo per un breve colloquio, un momento per esprimere ammirazione per il coraggio dimostrato durante la fuga, per le sofferenze patite e gli atti di vera umanità di cui si è reso protagonista. Una sorprendente e commossa presa di coscienza da parte di un vecchio e fedele appartenente alle forze armate verso il coraggioso atto di sfuggire da una morte assurda negli anni dell'inutile massacro. 

L' Antiscenza al Parlamemto