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martedì 14 febbraio 2012

Evasore parassita? Solo se mi conviene

Chi è l’evasore?
Un parassita? Come vorrebbe farci passare un certo di tipo di pubblicità progresso?
Un essere infame che si beffa dei destini del Paese e pensa solo ai suoi turpi affari per ingrassare le sue sudice finanze?
Sia ben lungi da me ogni intenzione di giustificare i ripetuti crimini commessi da chi ha costruito le proprie fortune sull’occultamento sistematico dei propri redditi allo Stato, ma il nostro sentimento nei confronti di questi “parassiti della società” non è poi cosi malevolo. Non per malcelata invidia, ma per un mero calcolo di opportunismo. L’evasore mi fa risparmiare, mi fa spendere meno. Insomma mi aiuta a mantenere un tenore di vita accettabile. e in tempi di crisi non è poi così male.
Suvvia, ma che pensavate: che la guerra all’evasore fomentasse gli animi sdegnati degli italiani impegnati in una guerra all’ultimo sangue senza compromessi?
La delazione fiscale non avrà colpito che qualche barista particolarmente antipatico o sgarbato che ha avuto la sfortuna di incappare nel zelante cittadino che ha denunciato (anonimamente) il mancato rilascio delle scontrino al centralino della guardia di finanza. O la comitiva di studenti universitari impregnati di civismo e animo non ancora corrotto dalle brutture della vita che mette nei guai l’oste incauto che non ha rilasciato la ricevuta ammiccando al solito sconticino. Tutto si ferma qui. Si perché alla riprova degli oneri che non sono voluttuari, ma spese che ci servono veramente per stare bene, per vivere meglio e per dare benessere a chi ci è caro, la delazione cala sottozero.
Pensiamoci: il dentista che non mi fa pagare l’iva, il medico che non mi rilascia la ricevuta se pago in contanti, il tappezziere che mi fa il lavoro in nero. Difficilmente incappano nelle reazioni sdegnate del buon cittadino che sa fare bene i conti nelle proprie tasche. E che di risorse ne ha sempre di meno.
Ebbene, allora se evadere le tasse crea un reciproco beneficio personale, poco propizio però alla ricchezza dello Stato, come si può immaginare di estirparla senza interventi strutturali, contando solo sul senso civico della cittadinanza e sui rarefatti interventi da palcoscenico della guardia di finanza?
Semplice. Non si può. O peggio, non si vuole.
Se si volesse veramente creare una mentalità che ripudia l’evasione non la si combatterebbe con spot che fomentano rancore e biasimo verso una figura che di fatto non esiste e che stentiamo a riconoscere nel nostro barbiere, nel pizzaiolo sotto casa, nel dentista amico, bensì con un sistema di benefici vicendevoli che implichino un apprezzabile vantaggio per entrambe le controparti della transazione. Se questo sistema venisse applicato per il maggior numero possibile di transazioni la tentazione di evadere svanirebbe come neve al sole, perché si creerebbe una rete di vantaggi che andrebbe a beneficiare tutte le categorie di percettori di reddito: autonomi, statali, dipendenti, precari, flessibili e meno flessibili.
Si tratta della tanto invocata proposta di rendere detraibile ai fini fiscali tutte le transazioni economiche che una persona fa nella vita quotidiana. Non solo il medico o il dentista, ma anche la pizza o la cena la domenica con la famiglia, il viaggio di piacere, l’ingresso al museo, al cinema, l’acquisto di capi di vestiario, di apparecchiature elettroniche, le spese di manutenzione della casa e dell’auto.
Ovviamente dovranno ricorrere determinati pre-requisiti di reddito, carichi familiari, plafond mensili, ma l’idea è quella di rendere detraibile tutto, ma proprio tutto.
In molti Paesi è già così benché non si arrivi alla quasi totalità delle spese. In Italia un’applicazione estensiva di questo regime sarebbe giustificato dalle condizioni di partenza, e cioè un tasso di economia sommersa che non ha eguali nell’Europa dell’Euro.
Il sistema può funzionare per  un duplice semplice motivo dato dalla constatazione che se posso portare tutte le mie spese in detrazione ho sicuramente interesse a chiedere l’opportuna documentazione che attesta le mie spese e che, d’altro canto, anche “l’evasore” ha una vita come tutti noi:  mangia la pizza, va in vacanza, rompe la macchina e cambia i mobili ottenendo in contropartita gli stessi vantaggi dei suoi clienti ai quali chiede di farsi pagare in “nero”
I vantaggi per lo Stato sarebbero immediati: ripresa dei consumi e conseguente maggiore gettito di imposizione diretta, emersione del sommerso e incremento dei cespiti tassabili. Il vantaggio acquisito a seguito delle maggiori entrate dovrà andare, ovviamente, a finanziare il sistema a fronte dell’entità degli sgravi di cui beneficeranno i contribuenti che porteranno le spese in detrazione e, non da meno, sostenere il poderoso apparato di controlli che dovrà verificare l’effettiva sussistenza dei requisiti per potere accedere ai benefici. Ma sono sacrifici che un governo serio sarebbe ben lieto di affrontare sapendo di riportare il Paese nel binario di una convivenza impositiva degna di un Paese moderno.
Questo sistema, semplice e immediato per la sua efficacia, è spesso tacciato di non essere compatibile con il nostro regime fiscale. Non ne vedo le ragioni, ma ammettendo che sia così, perché non dovrebbe essere possibile modificarlo? Guarda caso tra coloro che si oppongono all’instaurazione di un sistema di tale fatta è spesso facile annoverare convinti sostenitori della riforma del mercato del lavoro che molto spesso a difesa delle proprie argomentazioni si peritano di attaccare i capisaldi della dottrina gius-lavoristica asserendo che nulla è immutabile.
Un gioco basato sull'accumulo di piccoli grandi vantaggi a favore di tutti i giocatori, piuttosto che un grande vantaggio a favore di uno solo, l'evasore. In questo caso quadagnerebbero tutti, compreso lo Stato che sino ad oggi ha sempre e solo perso.

giovedì 15 dicembre 2011

I benefici (e l’urgenza) di una vera lotta all’evasione


Mai come in questo momento deve essere avvertita da chi governa il Paese l’urgenza di affilare le armi contro l’evasione fiscale. E non solo per un mero calcolo di saldi di bilancio statale, ma per la necessità di evitare un clima di tensione in grado di sovvertire gravemente l’ordine sociale.
Con la necessità di coprire un disavanzo che si sarebbe potuto agilmente contrastare con i proventi dell’economia sommersa, pari grosso modo ad un terzo della ricchezza ufficiale, lo Stato è andato nuovamente ad attingere dalle tasche dei redditi emersi. Accrescendo il senso di rabbia nei confronti di chi l’ha fatta franca per anni, il feticcio potenziale contro il quale sfogare presunti torti ed ingiustizie subite.
L’assenza di una politica che muova le risorse dello Stato a favore di una seria, assidua e inflessibile lotta all’evasione rischia di portare a maturazione i germi di quella rivolta che ha sempre avuto il sopravvento ovunque la presenza dell’autorità latitasse, sobillata dal pensiero ricorrente che nessuna giustizia è migliore di quella che dispenso a mio insindacabile giudizio.
La storia è piena di cacce a presunti nemici da stanare con forconi e vecchi moschetti: dalle streghe, ai neri, agli immigrati, ai comunisti, fascisti e altri rappresentanti di razze, ideologie e provenienze differenti. Con l’immancabile difetto di fare di ogni erba un fascio e di colpire, nell’abbondanza, anche chi passava lì per caso.
Oggi l’evasore non è più il modello segretamente ammirato in virtù della propria sfrontatezza nell’ostentare lusso e benessere a basso costo fiscale, ma è colui che ha portato il Paese al collasso e che continua a vivere nel suo limbo dorato ed inviolabile con il sardonico sorriso di chi sa di averla passata liscia ancora una volta.
Il rischio di azioni di piazza isolate e incontrollate ai danni di coloro che nell’iconografia illustrata da un certo tipo di stampa pressappochista e populista, sono identificati come proprietari di SUV, barche, abitazioni in località prestigiose può salire nei prossimi mesi allorché gli effetti delle misure del Governo Monti inizieranno ad assottigliare salari reali degli italiani.. E quando ci “scapperà il morto”, vero o metaforico che sia, lo Stato come sempre dovrà vedersela con le sue colpe.
Che sono tante, ingiustificatamente troppe.
Innanzitutto perché la lotta all’evasione è più facile che la lotta alla criminalità. Questo per il semplice motivo che il mafioso o il malavitoso latita, tende a nascondersi mente l’evasore, al contrario, ostenta. E’ lo fa in modo più eclatante di chi lavora, guadagna e paga le tasse perché chi evade ostenta non solo la propria ricchezza, ma anche la sua invulnerabilità alle leggi dello Stato, che guarda caso, sono anche promulgate per difendere i suoi interessi. Dunque stanare un evasore è più facile e meno pericoloso che cercare un delinquente che spesso gira armato. Non si può negare che le forze dell’ordine e la Magistratura non siano solerti nel fare accertamenti su patrimoni quando la provenienza o la paternità di questi non sia ben chiara,  ma non è sufficiente. Il cittadino non percepisce il lavoro di indagine che viene svolto sui grandi evasori: vuole vedere colpito il vicino che vive palesemente al di sopra dei redditi che denuncia o il pizzaiolo sotto casa che non rilascia lo scontrino. Perché un pizzaiolo per quartiere, per i quartieri di tutte le città, per le città di tutte le provincie e di tutte le regioni alla fine fanno più “nero” che un grande evasore. Questa assiduità e costanza nella caccia all’evasione non avviene in Italia perché mancano le risorse ovvero uomini sul territorio e paga poco in termini di impatto sull’opinione pubblica. Ma a tale proposito mi sento di dare un consiglio al Governo: se mancano uomini e mezzi per azioni di contrasto capillare sul territorio perché non concentrare tanti uomini e mezzi in una piccola zona? Non dico di essere esperti di tattica, ma basta avere fatto qualche partita a Risiko. Concentrando per esempio il 70% degli effettivi della Guardia di Finanza e altri corpi di polizia tributaria in poche Regioni italiane (per esempio due al nord, una al centro e una al sud) si potrebbero effettuare azioni a tappeto di controllo di piccole attività, ovvero le principali fonti di reddito sommerso. E dopo? Scegliere a caso altre Regioni? No. Io andrei a controllore le stesse attività ispezionate prima, ma con altro personale così faccio anche piazza pulita di corrotti e pusillanimi che si annidano nella polizia.
E anche sulle sanzioni mi pregio di dare alle nostre Autorità un consiglio: siate creativi anche nell’imporre sanzioni che diamo immediato beneficio alla collettività: obbligate l’evasore incallito e impenitente ad usare le risorse che per anni ha occultato in modo immorale per interventi a beneficio della collettività come il restauro delle scuole, il recupero di opere artistiche ed architettoniche, il contrasto al degrado ambientale ed urbano o iniziative, ironia della sorte, di imprenditorialità giovanile.
Un’adeguata misura di contrappasso per chi ha sempre avuto uno sfumato concetto del bene comune, e un evidente segno “coram populo” dei progressi della lotta contro l’evasione.
In caso di recidiva lo Stato potrebbe ex lege subentrare nella compagine azionaria delle società dell’evasore beneficiando di una quota di proventi fino a coprire la cifra evasa più le sanzioni e gli interessi. Questa misura è a mio giudizio più efficace, anche come deterrente, della comminazione di sanzioni elevate che rischiano di compromettere le possibilità di sopravvivenza dell’azienda stessa.
In Italia, grazie a politici coraggiosi sono state combattute tante battaglie e sono state quasi sempre vinte. Non sempre si trattava di nemici o avversari reali, ma spesse volte si trattava di atteggiamenti e comportamenti ben più pericolosi di uomini armati: mi riferisco alla piaga dell’analfabetismo del secondo dopoguerra, al clima di odio politico dei primi anni della Repubblica, ai tentativi di colpo di stato degli anni ’60, ovviamente al terrorismo degli anni ’70 e’80, e anche, doverosamente, alla grande criminalità organizzati che giudici, carabinieri e polizia hanno combattuto e combattono con risultati di straordinaria efficacia. Ma sono due le cose in cui il nostro Paese non ha mai svolto un’azione incisiva: una, che tratto spesso su questo blog ovvero la tutela dell’ambiente e la seconda che è la lotta all’evasione.
Il tempo per l’inerzia e i bizantinismi politici stanno minacciosamente cambiando.

L' Antiscenza al Parlamemto