L''ultimo rapporto Censis sui consumi ha messo in evidenza le nuove tendenze in atto nella società italiana per quanto riguarda le scelte di acquisto. Su tutte una cosa è certa: i bei tempi delle spese d'impulso, del bene voluttuario che primeggia su tutto, insomma, dello shopping fine a se stesso, è finito. Si mettano il cuore in pace i soloni che continuano ad auspicare il ritorno dell'ottimismo e della fiducia dei consumatori per uscire dalle spirali della crisi. Qualcosa si è rotto, meglio sarebbe dire, si è finalmente aggiustato: nuovi modelli di vita si stanno affermando e inevitabilmente si fanno promotori di nuovi modelli di comportamento.E per una volta non è la moda ad affermarsi, quella parola magica che ha fatto la fortuna dell'effimero (e anche dell'Italia, con i risultati che sappiamo), ma sono i modi a prendere il sopravvento: nuovi modi di viaggiare, di spostarsi, di divertirsi, di pensare al futuro proprio e dei propri figli. Giuseppe De Rita, lo storico direttore del Censis parla di arbitraggio dei consumi, ovvero la maggiore consapevolezza di spendere per ottenere il giusto necessario per vivere bene. Oggi non si rinuncia certo a vivere e mangiare, ma si fa a meno all'abbigliamento di marca in quanto non richiama più il benessere. Così è per le vacanze, gli spostamenti, le scelte per i figli. La fine del marketing? No, non esageriamo. Piuttosto un'opportunità per farsi una nuova. vita. Attraverso le nostre scelte consapevoli è possibile diminuire i consumi per l'affermazione di un'economia sostenibile ed equa. Dai modelli di comportamento, ai trasporti e alle letture tutto è materia per un approfondimento che porti a discriminare tra l'utile e il vacuo, tra la sostanza e l'effimero, tra il modello virtuoso e il pedissequo seguito a richiami di inconsistente benessere.
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giovedì 20 dicembre 2012
Le rinunce oculate
L''ultimo rapporto Censis sui consumi ha messo in evidenza le nuove tendenze in atto nella società italiana per quanto riguarda le scelte di acquisto. Su tutte una cosa è certa: i bei tempi delle spese d'impulso, del bene voluttuario che primeggia su tutto, insomma, dello shopping fine a se stesso, è finito. Si mettano il cuore in pace i soloni che continuano ad auspicare il ritorno dell'ottimismo e della fiducia dei consumatori per uscire dalle spirali della crisi. Qualcosa si è rotto, meglio sarebbe dire, si è finalmente aggiustato: nuovi modelli di vita si stanno affermando e inevitabilmente si fanno promotori di nuovi modelli di comportamento.E per una volta non è la moda ad affermarsi, quella parola magica che ha fatto la fortuna dell'effimero (e anche dell'Italia, con i risultati che sappiamo), ma sono i modi a prendere il sopravvento: nuovi modi di viaggiare, di spostarsi, di divertirsi, di pensare al futuro proprio e dei propri figli. Giuseppe De Rita, lo storico direttore del Censis parla di arbitraggio dei consumi, ovvero la maggiore consapevolezza di spendere per ottenere il giusto necessario per vivere bene. Oggi non si rinuncia certo a vivere e mangiare, ma si fa a meno all'abbigliamento di marca in quanto non richiama più il benessere. Così è per le vacanze, gli spostamenti, le scelte per i figli. La fine del marketing? No, non esageriamo. Piuttosto un'opportunità per farsi una nuova. vita. mercoledì 24 ottobre 2012
L'uomo eco-mune
I mezzi di informazione stanno cavalcando l’onda ambientalista,
dedicando ampi spazi a testimonianze di persone famose che professano
l’amore per l’ambiente e la scoperta della felicità in modelli di vita
semplice e frugale. Mi sembra che si ecceda un po’ troppo nell’aprire i propri spazi a cantanti, attori, imprenditori, calciatori, star e starlette che saranno anche convinte di quello che fanno, ma che non
risultano credibili se si mettono sull’altro piatto della bilancia il
loro oneroso stile di vita fatto di "tempo libero dedicato allo shopping", viaggi e seguiti annessi, residenze
energivore sparse ovunque, vacanze esotiche per non parlare di qualche
interessenza in attività economiche che di “ekos” hanno ben poco. Mi domando: perchè non si parla mai delle
persone comuni? Sono loro in fin dei conti che contribuiscono, loro malgrado e più con le
omissioni che con le opere, a migliorare la salute del pianeta. Sono le
migliaia di tonnellate di carburante che non bruceranno durante i
weekend perché ormai troppo costosi, le merci non acquistate che non andranno a sostituire oggetti destinati alla discarica, le migliaia di capi di animali da
macello che verranno risparmiati perché la carne si mangia solo ogni
tanto, le vacanze che evitano mete lontane e dispendiose, i guardaroba
che non cambiano da una stagione all’altra. Perchè non si parla dell'uomo eco-mune?lunedì 24 gennaio 2011
Una guida responsabile
Vi segnalo una delle poche (a mio avviso) guide redatte con l’intento di fornire ai lettori indicazioni semplici e chiare per potere acquisire e mantenere atteggiamenti virtuosi e consapevoli nei confronti dei consumi e delle scelte di acquisto. Questo opuscolo, redatto a cura del Movimento di Consumatori con il contributo della Regione Piemonte antepone le informazioni utili alle ragioni ideologiche di avversione al consumismo, fornisce consigli pratici rispetto all'elenco delle scuole di pensiero sui cambiamenti climatici e incentiva a comportamenti veramente equi e solidali piuttosto che indugiare in scontri dialettici sulla globalizzazione.
Gli argomenti, scusate, i consigli sono classificati secondo i contesti di vita pratica più comune come in casa, in movimento, in viaggio o secondo le voci di spesa più cospicue dei budget familiari: la casa, l’energia e l’automobile.
E' di facile lettura grazie a numerosi box tematici, tabelle e specchietti. Molto nutrita la schiera di link verso siti e pagine di approfondimento. Ve ne propongo alcuni:
Energia
www.autorita.energia.it : elenco dei distributori di energia autorizzati dall’Authority per l’Energia Elettrica e il gas
www.myenergy.it per una valutazione della convenienza ad installare un impianto fotovoltaico a casa propria o su modalità collettive www.solarecollettivo.it
www.enea.it per un utilizzo efficiente degli elettrodomestici.
Cibo e alimentazione
www.albanesi.it/Alimentazione/cibi/margarina.htm per informarsi sulle proprietà dei famigerati e onnipresenti grassi idrogenati.
http://educazione.slowfood.it : il sito di Slow food contiene anche alcune casistiche di orti didattici
Acqua, pulizia e igiene
www.coop.it per seguire il processo di potabilizzazione dell’acqua che ci arriva in casa attraverso il rubinetto.
www.beverfood.com contiene dati ed informazioni sul consumo di bevande imbottigliare in Italia e la produzione di contenitori di palstica.
www.infolav.org : Il sito della Lega Antivivisezione che propone una pagina che contiene informazioni sui controlli relativi alle sostanze tossiche presenti sul mercato
www.dalsassosrl.it un’azienda italiana che opera nel settore della distribuzione di detersivi alla spina attraverso la distribuzione tradizionale
Acquisti:
www.carcityclub.it un sito che contiene informazioni sul car sharing
www.ata.ch www.topten.ch per avere risposte ai quesiti sull’acquisto della propria autovettura.
www.greenpeace.org - www.lifegate.it contengono guide per l’acquisto di computer e altri componenti informatici di aziende che aderiscono a circuiti di produzione e recupero a basso impatto ambientale.
www.retegas.org informazione sui GAS (Gruppo di Acquisto Solidali) e come fare per costituirne uno nuovo
www.cnms.it: guida al consumo critico
www.ilconsapevole.it : testata on line con ampio spazio sul consumo critico e responsabile.
(a cura del)MOVIMENTO CONSUMATORI (2009) Con Poco - Conosco e poi consumo
Gli argomenti, scusate, i consigli sono classificati secondo i contesti di vita pratica più comune come in casa, in movimento, in viaggio o secondo le voci di spesa più cospicue dei budget familiari: la casa, l’energia e l’automobile.
E' di facile lettura grazie a numerosi box tematici, tabelle e specchietti. Molto nutrita la schiera di link verso siti e pagine di approfondimento. Ve ne propongo alcuni:
Energia
www.autorita.energia.it : elenco dei distributori di energia autorizzati dall’Authority per l’Energia Elettrica e il gas
www.myenergy.it per una valutazione della convenienza ad installare un impianto fotovoltaico a casa propria o su modalità collettive www.solarecollettivo.it
www.enea.it per un utilizzo efficiente degli elettrodomestici.
Cibo e alimentazione
www.albanesi.it/Alimentazione/cibi/margarina.htm per informarsi sulle proprietà dei famigerati e onnipresenti grassi idrogenati.
http://educazione.slowfood.it : il sito di Slow food contiene anche alcune casistiche di orti didattici
Acqua, pulizia e igiene
www.coop.it per seguire il processo di potabilizzazione dell’acqua che ci arriva in casa attraverso il rubinetto.
www.beverfood.com contiene dati ed informazioni sul consumo di bevande imbottigliare in Italia e la produzione di contenitori di palstica.
www.infolav.org : Il sito della Lega Antivivisezione che propone una pagina che contiene informazioni sui controlli relativi alle sostanze tossiche presenti sul mercato
www.dalsassosrl.it un’azienda italiana che opera nel settore della distribuzione di detersivi alla spina attraverso la distribuzione tradizionale
Acquisti:
www.carcityclub.it un sito che contiene informazioni sul car sharing
www.ata.ch www.topten.ch per avere risposte ai quesiti sull’acquisto della propria autovettura.
www.greenpeace.org - www.lifegate.it contengono guide per l’acquisto di computer e altri componenti informatici di aziende che aderiscono a circuiti di produzione e recupero a basso impatto ambientale.
www.retegas.org informazione sui GAS (Gruppo di Acquisto Solidali) e come fare per costituirne uno nuovo
www.cnms.it: guida al consumo critico
www.ilconsapevole.it : testata on line con ampio spazio sul consumo critico e responsabile.
(a cura del)MOVIMENTO CONSUMATORI (2009) Con Poco - Conosco e poi consumo
lunedì 23 agosto 2010
L'uomo che vive senza denaro (da "La Stampa del 21 Agosto 2010)

Vi segnalo questo articolo che ho trovato sulla Stampa. La vita di questa persona è un monito a chi non condivide lo spirito che anima questo blog. Non penso che sia vero in senso assoluto, ma sicuramente il ragazzo ha le idee chiare e ce la sta mettendo tutta!
BRISTOL - Mark Boyle, 31 anni, ha smesso di usare i soldi nel novembre 2008. Vive in un caravan parcheggiato in una fattoria alle porte di Bristol, dove fa volontariato tre volte alla settimana. La “casa” gli è stata fornita da Freecycle, un gruppo di “mutuo soccorso” fondato in Inghilterra da persone che si scambiano oggetti gratuitamente. Si nutre delle piante che coltiva, e produce elettricità con un pannello solare. Ha un telefono cellulare che utilizza solo per ricevere chiamate, e un notebook che si alimenta a energia solare.
Boyle, che è vegetariano da sei anni, nel 2007 ha fondato la Freeconomy, una comunità online che promuove la condivisione di abilità e proprietà, e che a oggi conta 17.000 iscritti. Ha anche pubblicato un libro, “The Moneyless Man: A Year of Freeconomic Living”.
«E’ iniziato tutto in un pub», ha dichiarato l'uomo in un'intervista rilasciata al Telegraph: «Ero con un amico e stavamo parlando dei vari problemi del mondo, come lo sfruttamento del lavoro, la distruzione ambientale, i test sugli animali, le guerre, l’impoverimento delle risorse energetiche. Ho capito che tutte queste piaghe erano in qualche modo connesse con il denaro. Così ho deciso di inizare a farne a meno. Ho venduto la mia casa a Bristol e ho lasciato il mio lavoro in un’azienda che produce cibo biologico. Poi - prosegue - ho steso una lista di tutte le cose che generalmente acquistavo e mi sono sforzato di trovare una via alternativa per procurarmi ciò di cui avevo bisogno. Al posto del dentifricio ad esempio uso un misto di ossi di seppia e semi di finocchio. Altre cose, come l’iPod, sono state semplicemente depennate: gli uccelli che vivono sugli alberi vicino al mio caravan sono diventati il mio nuovo iPod».
Naturalmente questo nuovo stile di vita richiede più tempo e maggiore sforzo per fare qualunque cosa: «Per lavare i miei vestiti a mano nell’acqua fredda, usando il detersivo che ricavo bollendo sulla stufa la frutta secca, arrivo a impiegare anche due ore, mentre con una normale lavatrice il bucato è fatto in non più di mezz’ora».
giovedì 24 giugno 2010
I 42,195 chilometri che valgono di più a New York.
"Voglio fare la maratona, la maratona di New York!" Nobile e salutare proposito iniziare ad allenarsi per un impegno così ponderoso come la maratona, ma perché proprio quella di New York? Chiunque si accinga per la prima volta alla corsa, in modo più o meno serio e coscienzioso, mira alla mitica maratona e non perde occasione per annunciare alla cerchia degli amici le ambizioni competitive.
Ma perché, ripeto, proprio quella di New York?
Ci sono maratone in ogni luogo e poi non è mica necessario andare per forza da qualche parte per correre la maratona; 42,195 chilometri sono 42,195 chilometri in ogni luogo. E' un po' come la domandina tranello che ci ponevano da piccoli e che ci ingannava regolarmente sul fatto che un chilo di piume pesasse di meno di un chilo di ferro.
Potenza del marketing: è riuscito ad apporre il suo sigillo anche sulle nostre aspirazioni sportive. Con tutto quello che ne consegue in termini di annessi e connessi, ovviamente: il viaggio, l'albergo, la logistica, tutte quelle spese che s'impongono per sostenere l'onere. Per correre in una delle città più inquinate del mondo! Meglio iniziare a correre nel campetto dietro casa, anzi meglio correre per quei fatidici 42 (e passa) chilometri e poi vedere come ci si sente e valutare se conviene ridimensionare le aspettative. O forse aspettare qualche ferale notizia da annunciare agli ateniesi. In questo caso la trasferta sarebbe comunque più breve.
Ma perché, ripeto, proprio quella di New York?
Ci sono maratone in ogni luogo e poi non è mica necessario andare per forza da qualche parte per correre la maratona; 42,195 chilometri sono 42,195 chilometri in ogni luogo. E' un po' come la domandina tranello che ci ponevano da piccoli e che ci ingannava regolarmente sul fatto che un chilo di piume pesasse di meno di un chilo di ferro.
Potenza del marketing: è riuscito ad apporre il suo sigillo anche sulle nostre aspirazioni sportive. Con tutto quello che ne consegue in termini di annessi e connessi, ovviamente: il viaggio, l'albergo, la logistica, tutte quelle spese che s'impongono per sostenere l'onere. Per correre in una delle città più inquinate del mondo! Meglio iniziare a correre nel campetto dietro casa, anzi meglio correre per quei fatidici 42 (e passa) chilometri e poi vedere come ci si sente e valutare se conviene ridimensionare le aspettative. O forse aspettare qualche ferale notizia da annunciare agli ateniesi. In questo caso la trasferta sarebbe comunque più breve.
martedì 15 giugno 2010
Premium. Di più per cosa?
Vi siete mai chiesti che cosa significhi la dicitura "Premium" che compare sull'etichetta o sulla confezione di alcuni prodotti quali bevande alcoliche, cibi, articoli di lusso?
Premium o "primium" come direbbe chi opera nel marketing e nella pubblicità (ma chi non opera oggi nel marketing o nella pubblicità?) contraddistingue un prodotto destinato ad un target disposto a spendere di più per avere di più.
Di più?
Che cosa c'è di aggiuntivo tale da giustificare un costo marginale notevolmente più elevato? Niente. Assolutamente niente nella sostanza; solo il piacere di sapere che il nostro acquisto o la nosta scelta "premium" ci posiziona come target di maggior pregio nelle scelte di posizionamento strategico delle aziende produttrici. Un aggravio sul costo totalmente inutile, ma molto, molto gratificante.
Oggi il termine Premium è un po' desueto e tende ad essere trasferito dal prodotto al servizio, per esempio l'abbonamento o l'offerta "premium". Premiun è stato oggi soppiantato dal termine "lusso". Il settore del "lusso" (o "laxari" come direbbero sempre quelli della comunicazione)è la nuova terra promessa dei consumi; basato su un diabolico meccanismo promozionale imperniato sulla convinzione che i vertici di un'azienda importante siano desiderosi di darci il massimo e di trattarci come vecchi amici strizzandoci l'occhio per dire "meno male che c'è gente come te che sa spendere per le cose giuste, mica come quella massa di poveracci che sta attenta all'euro". L'offerta è individualizzata al massimo. Il catalogo di un marchio del settore del lusso parla a me, facendomi capire che sono io l'eletto che percepisce il valore della sua offerta. Mi fa capire che solo io sono in grado di apprezzare la loro prestigiosa collezione di generi di lusso. Gli altri farebbero meglio ad andare al mercato rionale del mercoledì. Un messaggio sublimato ad altre decine di migliaia di me stesso in giro per il mondo che contribuiscono ai fatturati milionari di queste aziende.
Premium o "primium" come direbbe chi opera nel marketing e nella pubblicità (ma chi non opera oggi nel marketing o nella pubblicità?) contraddistingue un prodotto destinato ad un target disposto a spendere di più per avere di più.
Di più?
Che cosa c'è di aggiuntivo tale da giustificare un costo marginale notevolmente più elevato? Niente. Assolutamente niente nella sostanza; solo il piacere di sapere che il nostro acquisto o la nosta scelta "premium" ci posiziona come target di maggior pregio nelle scelte di posizionamento strategico delle aziende produttrici. Un aggravio sul costo totalmente inutile, ma molto, molto gratificante.
Oggi il termine Premium è un po' desueto e tende ad essere trasferito dal prodotto al servizio, per esempio l'abbonamento o l'offerta "premium". Premiun è stato oggi soppiantato dal termine "lusso". Il settore del "lusso" (o "laxari" come direbbero sempre quelli della comunicazione)è la nuova terra promessa dei consumi; basato su un diabolico meccanismo promozionale imperniato sulla convinzione che i vertici di un'azienda importante siano desiderosi di darci il massimo e di trattarci come vecchi amici strizzandoci l'occhio per dire "meno male che c'è gente come te che sa spendere per le cose giuste, mica come quella massa di poveracci che sta attenta all'euro". L'offerta è individualizzata al massimo. Il catalogo di un marchio del settore del lusso parla a me, facendomi capire che sono io l'eletto che percepisce il valore della sua offerta. Mi fa capire che solo io sono in grado di apprezzare la loro prestigiosa collezione di generi di lusso. Gli altri farebbero meglio ad andare al mercato rionale del mercoledì. Un messaggio sublimato ad altre decine di migliaia di me stesso in giro per il mondo che contribuiscono ai fatturati milionari di queste aziende.
Arrivano le vacanze. Se non spendiamo non siamo felici
Le vacanze alle porte saranno la consueta vetrina di una nuova esplosione di modelli frustri e abusati di oneri del tutto infruttiferi finalizzati solo alla partecipazione della grande esibizione del nulla e dell'inutile: smisurato ricorso all'automobile per trasportare materiali e attrezzature totalmente inutili, ore sprecate sotto il sole in coda in autostrada, decine di euro spesi in aree di sosta per azzannare panini omologati dai nomi ridicoli, uno stillicidio continuo di euro per assaporare le inutili comodità di ombrelloni, sdraio, pattini, bibite, panini, riviste.
Perchè siamo portati a ritenere che la vita non si possa godere appieno se non si spende?
Forse perchè nascondiamo timori atavici di subire lo sprezzo di chi apparentemente conduce modelli di vità gaudenti e dispendiosi?
Perchè tendiamo ad associare maggiore valore a beni e servizi che sono più facilmente apprezzabili per quello che costano piuttosto che per quello che valgono?
Le grandi multinazionali hanno capito da molto tempo che quello per cui siamo disposti a pagare non è quello che ci piace, ma quello che sappiamo che piace: ai figli, al partner, al nostro entourage sociale di amici, colleghi, conoscenti. I modelli che ci vengono proposti sono simili per molti settori: il divertimento, il tempo libero, le scelte culturali, i modelli di vita, i viaggi, le scelte per i figli. Un sistema calibrato e implacabile che rapporta la nostra felicità a quanto abbiamo speso, a quanto vorremmo spendere e a quanto non siamo in grado di spendere. Nessuno ci dice, invece quello che potremmo non spendere.
Perchè siamo portati a ritenere che la vita non si possa godere appieno se non si spende?
Forse perchè nascondiamo timori atavici di subire lo sprezzo di chi apparentemente conduce modelli di vità gaudenti e dispendiosi?
Perchè tendiamo ad associare maggiore valore a beni e servizi che sono più facilmente apprezzabili per quello che costano piuttosto che per quello che valgono?
Le grandi multinazionali hanno capito da molto tempo che quello per cui siamo disposti a pagare non è quello che ci piace, ma quello che sappiamo che piace: ai figli, al partner, al nostro entourage sociale di amici, colleghi, conoscenti. I modelli che ci vengono proposti sono simili per molti settori: il divertimento, il tempo libero, le scelte culturali, i modelli di vita, i viaggi, le scelte per i figli. Un sistema calibrato e implacabile che rapporta la nostra felicità a quanto abbiamo speso, a quanto vorremmo spendere e a quanto non siamo in grado di spendere. Nessuno ci dice, invece quello che potremmo non spendere.
lunedì 14 giugno 2010
E' possibile vivere senza spendere?
Mi sto sempre più rendendo conto che i pedaggi che la società dei consumi impone stanno diventanto sempre più pervasivi, subdoli, ammiccanti. Nonostante i tempi di crisi i riti del consumo collettivo stanno mangiando margini sempre più consistenti del nostro reddito, delle nostre risorse, del nostro futuro.
Penso che sia molto difficile potere condividere quelli che si chiamano rit i della vita conviviale senza disperdere quantità di danaro impressionanti e del tutto ingiustificate. Riti come la colazione al bar, caffè con i colleghi, pranzi di lavoro, aperitivi, pizze, ristoranti, palestre, week-end, vacanze e viaggi sono oggi imposti per convenzione piuttosto che per effettiva necessità.
Io non penso che sia possibile vivere senza spendere, ma spendere molto meno certamante.
Mi rendo conto che esulare da questi oneri sociali imposti possa implicare una ghettizzazione a livello personale, famigliare e professionale, ma sinceramente sono convinto che una graduale consapevolezza di quante energie e risorse vengano disperse senza un effettivo ritorno possa convincere dell'inutilità delle nostre consuetudini, abitudini, manie, vizi e incapacità di attuare delle rinunce.
Penso che sia molto difficile potere condividere quelli che si chiamano rit i della vita conviviale senza disperdere quantità di danaro impressionanti e del tutto ingiustificate. Riti come la colazione al bar, caffè con i colleghi, pranzi di lavoro, aperitivi, pizze, ristoranti, palestre, week-end, vacanze e viaggi sono oggi imposti per convenzione piuttosto che per effettiva necessità.
Io non penso che sia possibile vivere senza spendere, ma spendere molto meno certamante.
Mi rendo conto che esulare da questi oneri sociali imposti possa implicare una ghettizzazione a livello personale, famigliare e professionale, ma sinceramente sono convinto che una graduale consapevolezza di quante energie e risorse vengano disperse senza un effettivo ritorno possa convincere dell'inutilità delle nostre consuetudini, abitudini, manie, vizi e incapacità di attuare delle rinunce.
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