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mercoledì 6 marzo 2013

La rivolta dei panciapiena

C'è un bizzarro contrasto tra la voce di protesta che si leva dal coro dei cosiddetti "grillini" e una genuina volontà di fare politica. Un contrasto che chi ha vissuto la stagione dei forti scontri ideologici difficilmente riesce a spiegare se non attraverso una lettura dei tempi e dell’immane senso di individualismo che ne permea. Anche negli anni della contestazione esisteva una forte componente nichilista rivolta verso il mondo delle istituzioni politiche, religiose e accademiche. La forza emergente di aggregazioni giovanili in grado di compattarsi, anche fisicamente, al cospetto della reazione ha generato una consapevolezza che poi ha avuto, in molti fortunati casi, esiti costruttivi, ma anche nefandi e scellerati che ancora oggi attagliano le coscienze di molti. C’erano soprattutto due cose che assommate hanno generato una coppia di forza motrice, la cui combinazione fortunata riesce poche volte nel corso della storia: il bisogno materiale ed emotivo di una vita migliore e un’ideologia in cui credere.
Chi scende in campo con il movimento di Beppe Grillo ha intrapreso un’azione politica al seguito di un’idea, non di una ideologia, ha intessuto dinamiche di gruppo spinte dal mezzo virtuale con uno scarso peso relazionale e un basso coinvolgimento emotivo, non concepisce l’acculturamento come uno strumento di levatura e di sviluppo e soprattutto, non ne sente il bisogno. E’ un esercito di esseri satolli di consumismo e di tecnologia da esibire, che non ha mai sperimentato stati o situazioni di precarietà o di annebbiamento delle proprie prospettive. E’, in ultima analisi, un mondo di persone che non ha fame. Un esercito di panciapiena. Sono impiegati, dipendenti pubblici, pensionati con buon reddito, imprenditori che hanno saputo ritagliarsi una nicchia nel generale stato di crisi, persone che hanno avuto esistenze semplici, non segnate da traversie o momenti di buio. Persone che non si sono misurate con i meandri della macchina dello Stato e che non hanno mai avuto modo di apprezzarne i meccanismi diabolici e deleteri, che non conoscono la Costituzione e che riducono gli equilibri di una negoziazione ad una più spiccia e fragorosa attività denigratoria della controparte. Non matureranno mai una coscienza politica perché hanno una vaga sensazione della coscienza civile e non sono in grado di comprendere che quello che siamo oggi, nel bene e nel male, è solo merito o colpa di quelli che sono venuti prima di loro. Sono quelli che ti suonano il clacson per rimproverarti di qualche manovra maldestra e quando ti superano guardano dritto davanti a loro per non incrociare lo sguardo. Sono persone che mirano ad un beneficio immediato dalle proprie azioni. Che cercano stimoli nuovi per smuovere la propria esistenza agiata e intorpidita verso nuovi traguardi ed esperienze. Con la determinazione del principiante. Come chi compra la bicicletta o l’attrezzatura da sci per poi chiuderla in garage dopo pochi mesi. Vantano una fedina penale immacolata, semplicemente perché la loro ignavia o la loro limitatezza non li ha mai portati a misurarsi con situazioni di complessità che andassero oltre la compilazione della richiesta degli assegni familiari senza discernere che esiste una grado di valore diverso tra un imprenditore di successo che non ha mai frodato il fisco o uno statista che non ha mai rubato e un semplice cittadino che amministra il proprio stipendio e basta. Si presentano per quelli che sono, apparentemente anime candide le cui pecche linguistiche e culturali possono essere sminuite dal loro entusiasmo. Credono in una guida che di fatto non conoscono che idolatrano con malcelata invidia, e che non vedono l’ora di abbandonare al suo destino per potersi ritirare in un angolo a contare il bottino. Si sforzano di essere originali di rompere gli schemi della comunicazione e della dialettica semplicemente perché non sono in grado di reggere un contraddittorio  Sono privi di ironia. Recitano slogan orecchiati qua e la senza capire che quello che dicono oggi è in contrasto con quello sostenuto ieri. E’ la pancia piena che li fa muovere in uno stato di intorpidimento mentale. Difficilmente si ridesteranno. A meno che non si accorgano di avere l’acqua alle caviglie. E allora anche i loro stomaci inizieranno a gorgogliare. 

lunedì 4 giugno 2012

La signora dei campi che aiuta chi vuole ripartire dalla terra


In occasione della manifestazione “MiFaccioImpresa” organizzata dalla provincia di Milano con il patrocinio del Ministero per lo Sviluppo Economico, è stata premiata un’imprenditrice agricola a capo di una fattoria improntata a metodologie di coltura ed allevamento non intensive o, per dirla tutta, di permacoltura.  Niente di strano premiare un’imprenditrice di successo. La faccenda diventa curiosa quando si viene a scoprire che “MiFaccioImpresa” si propone di sostenere lo sviluppo dell’imprenditoria che punta all’innovazione.
Allora dove sta l’innovazione? Semplice nell’idea.
La signora Irene di Carpegna Brivio ha valorizzato il concetto della terra, non tanto fine a se stessa, ma in forza dell’antico vincolo che la lega all’uomo. Un vincolo particolare, di cui oggi, assoggettati alla logica della macchina che lavora per noi, si è persa la vera essenza.
Condurre una fattoria che rispetta gli animali per quelle che sono le loro necessità fisiologiche non aiuta solo a produrre alimenti di migliore qualità che posso vendere a prezzi più alti del supermercato, ma serve ad imparare che le galline possono e devono razzolare in uno spazio aperto perché quello spazio fornirà a loro il cibo migliore ricevendo, grazie ai loro escrementi,  anche il nutrimento migliore. Lo stesso vale per i maiali che devono grufolare, le mucche, le capre.  Di questo avevamo perso la memoria perché abbiamo voluto ricompattare la cultura della terra alla dimensione industriale dei pollai a batteria, degli allevamenti intensivi, delle monocolture. Oppure l’abbiamo semplificata sopprimendo le infinite varietà di frutta e verdure per concentrarci solo su quelle più spendibili per ragioni commerciali.
Oggi abbiamo gli orti in casa; ci riprendiamo spazi naturali pensando di assumere comportamenti sostenibili e rispettosi dell’esiguità di risorse che attanaglia le economie occidentali. Ma sono mode, non espressioni di una cultura che non abbiamo più.
Ha detto la signora Irene ritirando il premio che lei non vuole solo fare l’imprenditrice agricola, ma vuole creare un humus per fare capire, a chi lo vorrà, che il ritorno all’agricoltura può essere una grande risorsa per ammortizzare la fuoriuscita dal sistema consumistico ormai alle corde, a patto che si voglia capire che cosa significhi - fuor di metafora - vivere dei frutti della terra.
La terra non è uno strumento che possiamo impiegare a nostro piacimento, ma è l’elemento fondamentale della nostra sopravvivenza. Ridicolizzarla, sminuire le sue prerogative e cercare di addomesticarla ai nostri bisogni, non è mai salutare. L’uomo dovrebbe avere imparato ormai.  
La fattoria si chiama Cascina Santa Brera ed è vicino a Pavia in  un luogo ameno che invita alla riconciliazione con le cose semplici e naturali. Come una vacanza in un isola in mezzo al mare. Ma non è alla vacanza che ci invita a pensare la signora Irene, ma ad un diverso modo di vivere concentrato su poche cose fondamentali depurato degli orpelli che appesantiscono la nostra vita fino a renderla, purtroppo per molti, insopportabile. Certo, non è una vita facile, ma dura e piena di incognite; ma in molti vogliono provarla: in Grecia i figli e nipoti di chi anni fa si inurbò nelle grandi città lasciando il villaggio sull’isola o sulla costa stanno tornando a vivere di pesca e agricoltura. In Italia, molti paesini dell’entroterra ligure spopolati durante gli anni della febbre dell’emigrazione stanno tornando ad essere abitati (e vissuti) da extracomunitari che hanno ancora fresca l'immagine dalla fatica quotidiana.
Perché è proprio la fatica alla base dell’idea di cultura agricola che vuole infondere la signora Irene. Non c’è niente di rilassante, non è meglio della palestra, non aiuta a dimagrire. Magari a fine giornata non ci si fa neppure la doccia. Di sicuro c’è solo sudore, ma i frutti non tarderanno ad arrivare.
Scavate nella vigna, perché è lì che troverete il tesoro. 

L' Antiscenza al Parlamemto